Apocalisse, la falsa profezia dei Maya

Calcoli sbagliati e allarmismi infondati. Parola degli scienziati. E dei discendenti dell’antico popolo.

La Pietra del Sol degli aztechi, che riprende il calendario dei Maya, custodita al Museo antropologico di Città del Messico.La Pietra del Sol degli aztechi, che riprende il calendario dei Maya, custodita al Museo antropologico di Città del Messico.

In Cina, un contadino 80enne ha costruito tre bunker giganti a forma di palla in carbonio e acciaio, per salvare la sua famiglia dall’armageddon del 21 dicembre.
In Russia, la psicosi sui Maya ha fatto andare a ruba i kit anti-apocalisse, con dentro fiammiferi, candele e beni di prima necessità per l’emergenza.
Negli Usa, spopolano i prepper – cittadini comuni che, nel weekend si allenano contro i disastri – e i ricconi rintanati nei loro bunker extra-lusso, fatti costruire alla bisogna.
ITALIANI IN FUGA. Per trovare fifoni, creduloni o adepti del ‘non ci credo, ma è vero’, non c’è neanche bisogno di andare tanto lontano.
Nella pugliese Valle d’Itria, come nel villaggio francese di Bugarach benedetto dagli sciamani, fioccano le prenotazioni per il borgo di Cisternino, dove il maestro indiano Babaji ha fondato la comunità religiosa «isola felice» per scampare all’imminente fine del mondo.
Da marzo, intanto, 38 famiglie italiane della setta esoterica Quinta essencia vivono barricate in un’antica località Maya dello Yucatan, in ville fortificate con porte a prova di esplosivo e tunnel sotterranei.
I DISCENDENTI MAYA. Eppure, per smitizzare i presagi più catastrofici basterebbe osservare con quanta serenità i veri sacerdoti della comunità Maya (circa 800 mila persone) aspettano l’apocalisse. Nessun allarmismo sul disastro universale. Solo la fine di uno dei tanti cicli di 400 anni, rassicurano serafici dal Parco Chapultepec, non lontano da Città del Messico, durante uno dei riti propiziatori per l’avvento della nuova era Baktun.

Le bufale sulle collisioni spaziali. Dai Maya nessuna profezia

Un sacerdote maya, durante un rito propiziatorio in Yucatan.Un sacerdote maya, durante un rito propiziatorio in Yucatan.

Posto che i calcoli sulla fine della 13esima era Baktun siano davvero esatti – il che è tutto da vedere – per i discendenti dei Maya non c’è alcuna profezia dell’antico popolo precolombiano che colleghi il calendario, giunto alla fine dell’ultimo ciclo astronomico iniziato nel 1618, a un evento di proporzioni catastrofiche. Come invece profetizzato nel tam tam mediatico del mondo dei profani.
In arrivo insomma non c’è nessuna repentina inversione dei poli magnetici della Terra, fenomeno alieno alle elementari forze della fisica finora conosciute.
D’altronde, se così fosse, di certo i potenti telescopi della Nasa avrebbero già identificato il terribile impatto di fantomatici asteroidi come Nibiru diretti contro il nostro Pianeta.
LE BALLE ASTRONOMICHE. Men che meno, al momento, il sistema solare è entrato nella funesta cintura fotonica che ha prospettato, nel suo astruso libro sulla fine del mondo, il geofisico russo Alexei Dmitriev: i fotoni esistono da sempre e sono normali particelle che trasportano la luce.
Anche l’annunciata tempesta solare è un fenomeno ordinario, tutt’altro che traumatico per il cosmo, che, tra l’altro, si prevede abbia uno dei suoi picchi nel 2013.
Mentre il temutissimo allineamento tra Sole, Terra e il centro della galassia, spacciato come evento raro che si ripresenta ogni 25.625 anni, è in realtà una geometria che si realizza, con minore o maggiore precisione, a ogni solstizio d’inverno.
NESSUN GIUDIZIO UNIVERSALE. Quelle della fine del mondo sono tutte storie, insomma, raccontate alle masse di inesperti per motivi di business. Tanto più che, a corredo del calcolo astronomico del calendario originario, custodito nel Museo antropologico di Città del Messico, i Maya non hanno lasciato alcuna raffigurazione dell’armageddon.
Certo, tra i geroglifici ci sono bassorilievi con scene di distruzione, ma slegati al 21 dicembre 2012. Sulla data, l’unica profezia dei Maya, riportata su un monumento, è la discesa in Terra di una divinità del loro pantheon. Di tutt’altro che cattivo auspicio.

Gli errori nel calcolo della data e i diversi calendari dei Maya

Il templio dei Maya di Chichen Itza, in Yucatan (Messico).Il templio dei Maya di Chichen Itza, in Yucatan (Messico).

Poi c’è l’annosa disputa sull’esattezza o meno del calcolo della data. Intanto, a causa di alcuni inciampi nella complessa trasposizione tra i calendari della civiltà precolombiana e quello cristiano, parecchi matematici e archeologi hanno spostato la data della presunta fine del mondo, avanti o indietro di qualche anno.
Per i fratelli cecoslovacchi Bohumil e Vladimir Böhm, per esempio, a causa di un errore dell’archeologo inglese John Eric Sidney Thompson – che per primo pose a confronto i due sistemi risalendo al 21 dicembre 2012 – il vero armageddon è destinato ad arrivare nel 2016.
Secondo il predicatore evangelista Harold Camping, al contrario, il giudizio universale si sarebbe già addirittura compiuto, nell’indifferenza di tutti, il 21 maggio 2011.
Per altri esegeti ancora, la famigerata lancetta dei Maya sarebbe dovuta scoccare nel 2005, a causa della svista del monaco Dionigi il Piccolo che ha creato un buco di sette anni nel calendario gregoriano in uso, dimenticando, nel suo computo per risalire alla nascita di Cristo, di conteggiare i sette anni del governo di Ottaviano.
I CALENDARI INCROCIATI. Ma il punto non è solo far quadrare i calcoli aritmetici tra due culture spazio-temporali molto lontane.
Da grandi appassionati d’astronomia e flussi planetari, i Maya nel 1.500 a. C. misuravano il tempo sulla base di molteplici, avanzatissimi, calendari, che tracciavano cicli perpetui di epoche.
Ce n’era uno religioso di 260 giorni, uno solare agricolo di 365 giorni e, come emerso dalle recenti scoperte archeologiche nel complesso di Xultún in Guatemala del 1200 a. C. (i più antichi geroglifici mai analizzati), anche un calendario sul ciclo del pianeta Venere di 584 giorni e uno sul ciclo di Marte, di 780 giorni.
Con un altro calendario, le date dei primi due computi erano inoltre combinate tra loro in cicli di 18.980 giorni, per un totale di 52 cicli ricorrenti.
I CICLI DEL LUNGO COMPUTO. E, in un ulteriore calendario del cosiddetto Lungo computo, si calcolava invece il tempo trascorso dalla creazione del mondo della mitologia Maya (datata nell’anno gregoriano dell’11 agosto 3.114 a. C.), in cicli di 144 mila giorni, suddivisi a loro volta in sottocicli Baktun.
Il chiudersi del 13esimo ciclo Baktun, l’attuale 21 dicembre, per i Maya segnava la fine della terza creazione, inaugurando l’era della quarta.
«Il popolo precolombiano aveva una visione ciclica del cosmo e del tempo. Il suo 13esimo Baktun era come il nostro anno 1.000. Concluse certe ere, i cicli riprendevano», hanno assicurato gli scienziati del Maya exploration center, fatte le loro estrapolazioni.
Insomma, tutto dice che c’è da stare tranquilli. In fondo, ha ironizzato l’astronomo americano Anthony Aveni, «per noi è come riavviare il contachilometri».

di Barbara Ciolli

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