Sono nato in un posto in cui si muore

Indubbiamente la questione è assai complessa. L’abbiamo chiamata Italsider quando era lo Stato ad avvelenarci. Adesso si chiama Ilva. Sono cambiati i protagonisti. L’aria è sempre la stessa. Soprattutto l’acqua.

Quando ero bambino osservavo le gru dal lungomare di Chiatona. Sembravano enormi fenicotteri di metallo. Era il futuro.

Il boom economico degli anni ottanta sbuffava operoso e produttivo dai camini delle cokerie. Le lucette giallastre di quella piccola America avrebbero illuminato il percorso notturno degli operai. Generazioni di operai. Di padre in figlio. Lasciti lavorativi in una terra stuprata dal cemento. La Cassa del Mezzogiorno. Le cattedrali nel deserto. I torti subiti. Il buio della cronaca.

Quando ero bambino, dicevo, ci tuffavamo in mare e poi subito sotto la doccia. L’acqua “pizzicava” sulla pelle.

Chi c’è stato lo sa.

Ci raccontavamo che erano le alghe. La mucillagine.

Mamma sul bagnasciuga che mi urlava di venir via.

E come lo gestisci un manichino bagnato d’estate?

Noi piccoli marinai distinguevamo i venti dai discorsi dei grandi.

Lo scirocco ingialliva il mare. Puzzava. Il mare puzzava.

Puzzava di roba morta.

Anche adesso, che mi tuffo in questo lembo di Adriatico, corro subito sotto la doccia. Gli amici sorridono per una necessità così sciocca. Trentacinque anni di abitudine sono difficili da smaltire. Semplicemente.

Eppure son venute le luci dei media. La scelta tra vivere senza lavoro o vivere senza salute. Che scelta non è. E neanche vivere.

Il bestiame abbattuto. Le aziende agroalimentari che chiudono. Il registro tumori mai istituìto. Il danno e la beffa.

Diossina. La bestemmia celata per il pudore dei figli. Quelli che si mandano via.

Il “giro” al cimitero che s’allunga di tappe. La settimana santa. Le lacrime che non hai più. Quelle che ti hanno rubato: bisogna pensare al lavoro. Solo al lavoro. Dobbiamo andare avanti!

E poi ci sei tu, che hai famiglia. Famiglia allargata: genitori, parenti, amici. L’80% delle auto col permesso per invalidi ha mandato in crisi aziende che gestivano i parcheggi a pagamento.

I politici che non ci sono. E se ci sono fanno peggio.

I due mari di Taranto sono pozze stagnanti di pianti immensi.

Mi ricordo la storia di schiavi spartani che si ribellarono per i loro diritti e furono esiliati. Fondarono loro Taranto. Non voglio parlare del sangue guerriero. Ma della schiavitù. Quella sì. Se venite a visitarci potete ancora ammirarla.

Buon Natale.

“Al punto di discussione su Ilva ed Ambiente al consiglio comunale di Taranto gran parte della maggioranza ha lasciato l’aula. Sindaco assente. Consiglio chiuso per mancanza numero legale (14 presenti su 32).

Solo oggi.

scritto meravigliosamente da Stefano Turi su facebook

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