Se le auto ammazzano e le mucche inquinano….può farlo anche l’Ilva

L’intervento al senato di Roberto Castelli Se le auto ammazzano e le mucche inquinano….può farlo anche l’Ilva

Il 19 dicembre viene votata alla camera la trasformazione in legge del decreto che alcuni definiscono “salva-ilva”, al senato, in tutta fretta si discute e si vota il giorno dopo al senato e tra i vari interventi, per par condicio citiamo l’intervento del senatore Li Gotti e quello di Castelli
23 dicembre 2012 – Luciano Manna
Fonte: peacelink.it

 

Foto di Maria Rosaria SumaDiritti Riservati

Foto di Maria Rosaria Suma
Diritti Riservati

uno striscione comparso al corteo del 15 dicembre 2012 a taranto

Anche se in ordine cronologico inverso, prima Li Gotti e poi Castelli, riporto prima l’intervento di quest’ultimo perchè sicuramente il più ricco di informazioni scientifiche che giustificano il suo voto favorevole alla conversione in legge del decreto  3 dicembre 2012, n. 207, recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, inoltre per aver ben inteso le dinamiche che hanno caratterizzato la cronaca in questi ultimi mesi in merito alla questione Ilva, visto che, il senatore Castelli cita “magistratura di Bari accanita in questo modo sullo stabilimento di Taranto”, procura di Bari? Come di Bari?

L’intervento di Li Gotti pone al senato un’inquietante accusa, “noi dobbiamo tutelare la vita. Invece, in questo modo, noi stiamo autorizzando la compromissione della vita”.

Intervento del senatore Roberto Castelli in risposta a Li Gotti:

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, non intendevo intervenire su questo tema, anche perché esso non sembra fra le competenze della Commissione della quale faccio parte. Tuttavia, l’intervento del senatore Li Gotti mi ha fatto venire in mente alcune riflessioni che vorrei lasciare a me stesso, più che agli atti di quest’Aula, visto che – forse – è l’ultimo intervento della mia non più breve carriera politica.Ho avuto un’avventura di vita abbastanza curiosa. Sono nato in una città dove oggi c’è una partita IVA ogni 12 abitanti (all’epoca non esisteva la partita IVA).

Alla fine dell’Ottocento tre famiglie tedesche – le famiglie Wilhelm, Wiesmann e Falk – vennero a lavorare il ferro nella città di Lecco, utilizzando l’energia che i torrenti che cadevano dalla montagna verso il lago fornivano alla città. Di due famiglie si è persa la memoria, mentre l’azienda della famiglia Falk è stata una delle più grandi acciaierie d’Europa fino a qualche tempo fa. Da bambino sono cresciuto in mezzo al ferro, al fuoco e al rumore dei magli: tutte attività pericolose, che, in qualche modo, mettevano in pericolo la salute o anche l’incolumità dei lavoratori. Si tratta di una realtà che sicuramente il senatore Li Gotti – lo dico senza alcuna vis polemica – non solo non ha mai visto, ma di cui ha neanche mai sentito parlare. Si tratta di una realtà che però è quella che ha consentito al nostro Paese di progredire e di creare quella ricchezza di cui tutti noi oggi possiamo beneficiare.Nel corso della mia vita sono stato relatore del decreto legislativo n. 626 del 1994, un punto fondamentale – credo – per la lotta alle malattie e agli incidenti nei luoghi di lavoro, e infine ho avuto a che fare con il mondo della giustizia.

Vorrei quindi raccontare al senatore Li Gotti una storiella che vuole essere provocatoria, ma fino a un certo punto. Ogni volta che entriamo qui dentro usiamo un ascensore che funziona praticamente sempre: è stato progettato e costruito da ingegneri; abbiamo una luce che funziona praticamente sempre: è stata progettata e garantita da ingegneri; allo stesso modo, l’automobile che lei usa è stata progettata e costruita da ingegneri. Insomma, le cose fatte da coloro che vivevano in fabbrica (gli ingegneri) bene o male e funzionano. Poi si entra in un Palazzo di giustizia e non funziona quasi niente: come mai? Se lo è posto lei questo quesito? Se lo ponga, collega Li Gotti, perché la mia non è una provocazione, ma vuole essere una riflessione sulla differenza tra il pragmatismo e il mondo delle idee, l’iperuranio di platoniana memoria.Come si fa a non condividere quello che lei ha detto? È ovvio. Vogliamo portarlo alle conseguenze pratiche? Vogliamo usare la logica aristotelica e utilizzare le categorie di pensiero che lei, con grande vis, qui ha voluto esporre e portarle anche al resto?

Le faccio solo un esempio: è sicuro, è certo che ogni giorno nel nostro Paese muoiono 15 cittadini italiani per un incidente d’auto. Perché non blocchiamo le auto? Blocchiamo le auto e il traffico. È assolutamente certo, non c’è dubbio. Ho visto che sulle statistiche relative all’Ilva di Taranto ci sono delle problematiche, delle discrepanze, diversi pareri, ma il fatto che ogni anno muoiono 5.000 italiani sulle strade è assolutamente certo dal punto di vista statistico: è assolutamente certo dal punto di vista statistico che oggi moriranno 15 persone. Perché non facciamo una legge per bloccare il traffico? Senatore Li Gotti, me lo dica.Intendo quindi dire che non c’è attività umana e soprattutto industriale che non comporti rischi.

Con il decreto legislativo n. 626 del 1994 e poi con il Testo unico n. 81 del 2008 abbiamo fatto dei grossi passi in avanti. Vorrei solo ricordare che in 10 anni in Italia gli incidenti mortali nelle aziende si sono dimezzati e consentitemi di dire che non è vero che noi siamo al di là delle statistiche europee. Sapete perché pubblichiamo statistiche in cui sembra che ci siano molto più incidenti nelle nostre fabbriche rispetto al resto d’Europa? Perché i sindacati, un bel giorno, hanno ottenuto che l’INAIL riconoscesse come incidente sul lavoro anche quelli avvenuti nel traffico, evidentemente per tutelare il lavoratore.

Tuttavia, se noi depuriamo gli incidenti nel traffico rispetto a quelli che effettivamente avvengono nelle fabbriche, siamo all’avanguardia in Europa: questo è un dato di fatto dal quale non possiamo prescindere.Pertanto, pensare che noi possiamo costruire una civiltà a rischio zero, mi consenta, è meramente utopico. Lei mi insegna, in quanto è un giurista sicuramente molto più qualificato di me, che c’è un dibattito tra i giuristi sul dettato costituzionale. Alcuni dettati sono cogenti e altri sono visti come un traguardo da raggiungere, sono programmatici. È chiaro che il diritto alla salute come quello assoluto al lavoro è programmatico e non può essere visto come di assoluta cogenza, altrimenti dovremmo bloccare tutte le attività umane, e questo ovviamente non credo che sia assolutamente possibile.Credo allora che questo Parlamento dovrebbe porsi anche il problema del perché la magistratura di Bari si sia accanita in questo modo sullo stabilimento di Taranto.

Ho sentito dire che in qualche modo noi vogliamo far guadagnare i privati: ma quello stabilimento è nato pubblico! E se il pubblico non è stato capace di farlo funzionare, abbiamo dovuto appellarci ai privati. È sempre brutto autocitarsi, ma già a settembre, proprio in quest’Aula, ebbi a ricordare un provvedimento analogo del Governo Berlusconi nel 2001: anche allora un giovane pubblico ministero voleva bloccare le raffinerie di Priolo. Abbiamo fatto un decreto di questo genere, un decreto di buonsenso che consente di salvare sia la produzione sia la tutela della salute, che evidentemente è sacrosanta, ma non può essere vista come un obiettivo cogente da raggiungere hic et nunc, altrimenti non dovremmo assolutamente fare nulla: dovremmo immediatamente spegnere il riscaldamento di cui anche lei, Presidente, gode con grande comfort in quest’Aula, perché inquina. Per esempio, mi risulta – e qui c’è il Ministro e sarebbe interessante sapere se è vero – che il tenore di polveri sottili che si registra a Taranto è inferiore a quello di Milano.

Vorrei sapere dal Ministro se questo è vero o no. A me risulta che l’Unione europea ci ha messo sotto accusa per il livello di PM che si registra in Pianura padana e non per quello che si registra a Taranto. Questo è un dato certo, basta andare a Bruxelles a verificarlo. Che facciamo allora, ci fermiamo? Cito un ultimo dato molto curioso, in ordine alla lotta alla CO2 e all’effetto serra. Sapete qual è la fonte maggiore di effetto serra? Il metano. Emesso da chi? Dalle mucche. I bovini sono i principali responsabili dell’effetto serra: cosa facciamo, non mangiamo più carne?

Credo che dal punto di vista umano ci siano dei principi che sono visti come traguardi da raggiungere, ma poi bisogna fare i conti con la realtà e contemperare varie esigenze.Ritengo che l’Italia, soprattutto in questo momento, non possa fare assolutamente a meno della più grande acciaieria europea, che fornisce il 60 per cento dell’acciaio all’Italia.Consentitemi di concludere dicendo che un retropensiero ce l’ho: chi avrebbe guadagnato da tutto ciò? I soliti, i tedeschi. Avrebbero guadagnato i tedeschi: Krupp e Thyssen erano già là che si fregavano le mani a pensare alle decine di milioni di tonnellate di acciaio che avrebbero prodotto e venduto agli italiani se questa azione fosse andare in porto. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Zanoletti).

 

Intervento del senatore Luigi Li Gotti precedente a quello di Castelli:

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, richiamo la vostra attenzione sull’estrema delicatezza dei profili che intendo sottoporvi, perché possiate valutarne l’importanza sotto il duplice aspetto giuridico e morale, in linea peraltro con il parere fornito dalla Commissione giustizia, che ha denunziato l’impatto di questo decreto sul sistema penale. (Brusìo. Richiami del Presidente).In questo decreto, egregi colleghi, è pacifica la situazione di fatto della quale intendiamo parlare. Nell’articolo 3-bis, infatti, si citano le criticità sanitarie riscontrate in base alle evidenze epidemiologiche nel territorio della Provincia di Taranto. Partiamo quindi da questo dato di fatto, accertato nel decreto, il quale lo certifica in quanto si tratta di risultanze certe.Sappiamo allora che proprio sulla base… (Brusìo). Intendo parlare, signor Presidente, la prego.PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, non sono in condizione di farli stare zitti.LI GOTTI (IdV). Allora mi fermo, perché non me la sento di continuare, dato che intendo fare affermazioni particolarmente delicate.PRESIDENTE. Esatto, senatore: la comprendo: se non se la sente di continuare sospendo la seduta e la rinviamo di un quarto d’ora. Colleghi, chi è interessato ad amabili conversazioni, è pregato di farle fuori.LI GOTTI (IdV). Presidente, non è che intenda essere ascoltato, è che intendo non essere disturbato, questa è la differenza.PRESIDENTE. Non è facile.LI GOTTI (IdV). Non ascoltassero pure, ma in silenzio!PRESIDENTE. Diversamente, uscissero fuori. Prego, prosegua.LI GOTTI (IdV).

L’autorità giudiziaria intervenne proprio su queste criticità sanitarie accertate, che avevano provocato e provocano morte, consentendo nell’ultimo provvedimento l’autorizzazione degli impianti in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie ad eliminare le situazioni di pericolo e dell’attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti. Vi era quindi una previsione specifica di utilizzazione che consentisse il controllo della situazione nociva: lì, cioè, si producevano morte, avvelenamento ed alterazione profonda dell’ambiente, sicché sequestri e limitate autorizzazione dovevano rispettare tale quadro. Il decreto del Governo non si è posto in linea di continuità con tali interventi di sequestro della magistratura: se si sta realizzando un reato che provoca la morte o condizioni di morte per l’uomo, si deve evitare che ciò accada, nel caso in cui questo sia ciò che causa gli eventi letali e l’avvelenamento dell’ambiente.

Il decreto del Governo non si muove in linea con quanto stabilito dalla magistratura, ma si limita soltanto a fini produttivi ad eliminare i sequestri, riconsegnando gli impianti a coloro che avevano avvelenato e provocato morte, per continuare la produzione.Signori colleghi, l’articolo 40 del codice penale, al secondo comma, statuisce: «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».

Con il sequestro si impediva la prosecuzione della produzione di condizioni che determinavano un evento, ossia si impediva un illecito con eventi letali. Noi oggi votiamo un provvedimento in cui diciamo che rimuoviamo i sequestri e autorizziamo la prosecuzione di un’attività che – come dice il decreto – determina criticità sanitarie. Ci rendiamo in questo modo responsabili, ai sensi dell’articolo 40 del codice penale, che dice: «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».Noi oggi votiamo perché si creino le condizioni per la morte degli uomini. Questa è la responsabilità che ci stiamo assumendo, che è giuridica e morale. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Perduca).

Questo va ad impattare con l’articolo 32 della Costituzione. La nostra Costituzione, all’articolo 32, dice che la Repubblica deve tutelare la salute dell’uomo.GRAMAZIO (PdL). Li vuole far morire di fame!LI GOTTI (IdV). La tutela della salute dell’uomo può subire, ai sensi della nostra Costituzione, solo una deroga, che è quella prevista dall’articolo 78, ossia quando le Camere autorizzano la dichiarazione dello stato di guerra, che contempla, ovviamente, la possibilità del sacrificio di vite umane. Al di là di questa previsione ex articolo 78 della Costituzione, noi dobbiamo tutelare la vita. Invece, in questo modo, noi stiamo autorizzando la compromissione della vita. Si poteva adottare nel tempo, con uno sforzo, un altro provvedimento. Si pongono, invece, in contrasto irrimediabile l’onere e anche l’interesse della produttività, che ha una notevole ricaduta economica sul nostro Paese, e la salute e la vita degli uomini. Si crea una situazione di conflitto.

Noi vogliamo che il Governo si adoperi per superare questo conflitto e per individuare le situazioni che possono salvaguardare la nostra economia, ma anche gli uomini che danno la vita per essa. Con questo decreto non si rispetta questa finalità. Si dice a chi ha avvelenato: «Continuate ad avvelenare; continuate a creare possibilità di morte, a distruggere l’ambiente». Questo è contro la Costituzione, perché l’articolo 32 della Costituzione dice il contrario. Noi dobbiamo tutelare la salute e non creare le condizioni per far morire le persone. Allora, sulla base di queste considerazioni, essendo convinti che altre soluzioni sono possibili, io mi rivolgo alla sensibilità dei senatori: non rendiamoci complici della morte di altri uomini. Mentre noi autorizziamo, si creano condizioni per la loro morte.

Noi, ai sensi dell’articolo 40 del codice penale, che avremmo l’obbligo di impedirlo, ne diventiamo complici: non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo; questo dice il codice penale. Noi cagioniamo un evento nel momento in cui non lo impediamo, rimuovendo il sequestro di impianti che immettono veleno e poi determinano la morte.Pertanto, chiedo ai colleghi di votare a favore della nostra questione pregiudiziale di costituzionalità anche per gli altri motivi riportati nel testo distribuito, in modo particolare per l’impatto che il provvedimento ha sugli articoli 9, 32 e 41 della Costituzione, ricordando ad ognuno di noi che è nostro obbligo di legislatori tutelare la salute dei nostri cittadini, fondamentalmente perché questo è un principio sacro della nostra Costituzione. Vi chiedo, ai sensi dell’articolo 93, di non procedere all’esame dell’Atto Senato n. 3627. (Applausi dal Gruppo IdV).

Autore: luciano manna
Fonte: peacelink.it
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