“Qualcuno spieghi ai vescovi che Monti non è il cavallo vincente”

Non una strategia condivisa, ma una convergenza di interessi sta alla base dell’appoggio, manifesto, degli ambienti ecclesiastici alla figura di Mario Monti. Secondo lo storico e docente Alberto Melloni, le necessità sono diverse, ma la principale è di evitare il mea culpa per aver sostenuto Berlusconi fino alla fine.

Qualcuno spieghi ai vescovi che Monti non vincerà e non è nemmeno cattolico

Una convergenza parallela. Le diverse anime della Chiesa, poco alla volta, si uniscono in un coro che, secondo Alberto Melloni, contiene voci e ragioni diverse e «alcune non proprio nobili»: Mario Monti è la scelta giusta. Un riposizionamento della Chiesa che colpisce e che, però, lascia aperti alcuni problemi seri: in caso di alleanze, con chi si schiererà il Professore? La sua agenda, poi, soddisfa in toto le esigenze e il sentire della Chiesa. Tutte questioni che vanno risolte.

 

Come si spiega questo endorsement?
In tanti modi. In primo luogo, va ricordato che si dice Chiesa, ma si intende una realtà vasta, complessa e molto articolato. In un primo momento c’è stato qualche spezzone dell’ambiente ecclesiastico che aveva pensato di fare con Monti una specie di “operazione Sturzo”. Cioè, come negli anni ’50 si era pensato di mettere Sturzo, come foglia di fico, a capo di una coalizione che comprendesse anche i fascisti – il tutto in funzione anti-comunista – così si è ipotizzato di porre Monti alla guida di un gruppo che, oltre ai centristi, tenesse insieme il Pdl, senza Berlusconi. Una posizione che sembrava piacere a Bagnasco. Ma le cose non hanno funzionato.

Perché?
Per motivi molto semplici. Berlusconi, prima di tutto, è ancora lì. Non se ne è andato, per cui il sogno di un’operazione Sturzo è fallito subito. Difficile che chi era ancora fedele al suo vecchio presidente scegliesse, in queste condizioni, di fare un salto di questa portata. Ma non solo: anche Mario Monti, in alcune interviste successive, è stato molto chiaro nel voler mettere un argine alla sua destra. Difficile da superare.

E l’articolo dell’Osservatore Romano?
Quello riflette una posizione specifica del Papa. Ratzinger è un grande ammiratore di Monti, e lo ha dimostrato più volte. E il Papa, si sa, è al di sopra di queste cose. «Due anziani professori di una università che non c’è più», ha detto una volta, riferendosi a se stesso e a Monti. Certo, il problema è che i vescovi non possono stare con Monti solo perché è competente e perché è una brava persona. Anche Casini e Bersani sono competenti e brave persone. Senza contare che, se anche la presenza di cattolici nei diversi schieramenti sia senz’altro un bene per la Chiesa, è vero che in ognuno sono presenti anche elementi estranei e ostili. Lo diceva anche il cardinale Betori di Firenze, in occasione del suo discorso della vigilia di Natale.

E quali sono gli elementi estranei?
Nella destra rimane una visione del liberalismo molto dura, che senz’altro non si sposa con gli ideali di carità del cristianesimo cattolico. Nella sinistra, ci sono questioni aperte sui diritti degli omosessuali e sull’eutanasia. E anche nel centro: la presenza di Montezemolo non aiuta in nessun modo. Senza contare che, poi, nemmeno nell’agenda Monti sono presenti temi profondi e legati al mondo cattolico, come la famiglia. E nell’affrontare il tema della disoccupazione il Professore dimostra di non avere abbastanza cura per il tema delle famiglie, dove il lavoro è un elemento fondamentale.

E però la Chiesa si fa sentire.
È un fenomeno piuttosto originale. La Chiesa, nella sua storia più recente ha fatto interventi anche più pesanti. Pensiamo alla Dc, ad esempio. Ma anche in quel caso il principio era un altro: tenere tutti i cattolici all’interno di un solo partito. Non erano i meriti personali dei personaggi politici. Non era Andreotti, per dirne uno.

E allora, perché Monti?
Monti non era nemmeno previsto. Pensi che a Todi, nell’incontro che doveva segnare il ritorno dei cattolici in politica, non era stato nemmeno invitato. Ebbene, Monti ha un merito non da poco: evita il mea culpa ai vescovi che, per tutti questi anni, hanno sostenuto il governo di Berlusconi, fino in fondo. Anche giustificando tutti i suoi comportamenti meno ortodossi, come la bestemmia, che veniva “contestualizzata”. La Chiesa, con Monti, può evitare di pentirsi e chiedere scusa. Non è una cosa proprio nobile.

Non è un impegno studiato a tavolino, quello degli ambienti ecclesiastici, per una discesa in campo – o una salita in poltica, come preferisce?
Ahimè, purtroppo non lo è. Prevalgono altri interessi. Si vede anche un’ingratitudine nei confornti di Casini: si usano i suoi voti per aiutare Monti, e poi il leader dell’Udc la sua opposizione a Berlusconi lo ha fatto. E ci sono anche altri problemi.

Quali?
In primo luogo, a ogni spinta dall’alto, come in acqua, corrisponde una spinta dal basso. I cattolici che sono nella destra e nella sinistra. Saranno delusi da questa posizione. Poi, c’è un problema anche strategico. È difficile che Monti vinca con il 51% dei voti. Con chi si alleerà, allora (sempre che vinca)?. Con la sinistra? Questo sarà un problema. Come lo risolveranno

 

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