Riaprirà l’Ilva di Taranto?

Nonostante la conversione in legge del decreto Clini salva Ilva non è scontato che il siderurgico possa tornare a produrre. Molte le questioni da affrontare: il dissequestro dei prodotti, la riconversione industriale, le bonifiche, i debiti con le banche e i ricorsi della Procura jonica alla Corte Costituzionale. Intanto la vertenza sarà affrontata il 15 gennaio a Palazzo Chigi. L’ordine del giorno: il Piano Industriale dell’Ilva di Taranto?

di Giuseppe Miccoli
venerdì 04 gennaio 2013 19:34

 

Riaprirà l’Ilva di Taranto? Non senza un Piano Industriale. Il 15 gennaio riunione a Palazzo Chigi
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Ieri è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la legge di conversione del decreto 207 del 3 dicembre 2012 che consente all’Ilva di continuare l’attività produttiva per i prossimi 36 mesi e di commercializzare i prodotti posti sotto sequestro. Gli avvocati del gruppo Riva non hanno perso tempo. Oggi infatti è avvenuta la presentazione in procura dell’istanza di dissequestro di 1 milione e 700 mila tonnellate di acciaio sequestrati lo scorso 26 novembre dal gip Patrizia Todisco. I semilavorati e i prodotti finiti (coil, bramme e lamiere) hanno un valore commerciale di circa un miliardo di euro.
Anche la risposta della magistratura jonica, però, non si è fatta attendere. Nella stessa giornata (oggi pomeriggio, ndr) la richiesta è stata respinta rimettendo la stessa richiesta al giudice per le indagini preliminari, Patrizia Todisco. E’ molto probabile il suo diniego e dunque si dovrà attendere la decisione della Corte costituzionale.

Nel frattempo l’Ilva di Taranto non ha ancora presentato il Piano Industriale fondamentale non solo per comprendere la volontà del gruppo Riva (ossia se rimanere a Taranto o meno), ma anche per quantificare i mezzi finanziari che saranno impiegati per osservare le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ottobre scorso.
L’acciaio sotto sequestro è considerato fondamentale sia per le fabbriche liguri del gruppo Riva e sia per portare avanti il piano di risanamento dell’area a caldo. Inoltre la liquidità servirebbe a ripagare parte del debito contratto con le banche. Secondo un articolo riportato dal Centro Studi Siderweb dell’ 11 dicembre 2012, “i debiti finanziari totali della società ILVA Spa sono passati da 335 milioni di euro nel 1996 a 2,9 miliardi di euro nel 2011, di cui soltanto 705 milioni con le banche, corrispondenti a circa un quarto del totale. Il rimanente 75% sono debiti finanziari nei confronti delle altre società del Gruppo ILVA e della controllante Riva FIRE Spa”.

La Procura il 31 dicembre aveva formalizzato di fronte alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione contro il decreto salva Ilva. Ora presenterà un ricorso analogo contro la legge 231 del 24 dicembre 2012 (di conversione e pubblicata ieri in G.U.) chiedendo di sollevare la questione di legittimità costituzionale. I tempi potrebbero essere brevi essendo la vertenza tarantina particolarmente delicata. Per questo motivo la procura tarantina ha chiesto la trattazione urgente del ricorso.
A Palazzo Chigi, nel frattempo, l’emergenza del siderurgico sarà affrontata nuovamente il 15 gennaio in un tavolo. L’ordine del giorno potrebbe essere la presentazione del Piano Industriale dell’Ilva di Taranto.

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=114569&fb=1

 

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