Ma a Taranto si muore di più che nel resto di Italia oppure no??

Parola di epidemiologa

Il progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) ha aggiornato dei dati già raccolti sulla mortalità nei comuni di Taranto e Statte fino al 2008; ha studiato i trend temporali di mortalità dal 1980 al 2008; ed ha riportato un’analisi sui nuovi casi di tumori identificati dal registro dei tumori dell’Asl di Taranto. Delle analisi statistiche accurate hanno comparato questi dati con gli stessi dati a livello nazionale e regionale tenendo in considerazione degli indicatori di deprivazione (che a sua volta e’ associata ad una aumentata mortalità). Un recente rapporto è stato anche pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione.

I dati dimostrano come nella zona limitrofa alla raffineria, all’impianto siderurgico, all’area portuale, ed alle aree di discariche abusive di rifiuti solidi urbani nella città di Taranto ci sia un eccesso di tumori del polmone del 50% rispetto alla provincia già dal 1995: questo significa che in tutti questi anni, per ogni due persone che si sono ammalate di tumore del polmone nella provincia di Taranto, nella zona industriale di Taranto se ne sono ammalate tre! In confronto al resto della regione Puglia l’eccesso di mortalità totale per tumore del polmone è compreso tra il 20 ed il 30%, ed i numeri di morti ogni anno sono ben al di sopra della media nazionale per gli uomini.

Ancora più allarmanti sono i dati relativi al tumore della pleura (mesotelioma): per ogni caso di decesso dovuto al mesotelioma nel resto della Puglia, nella zona industriale di Taranto ce ne erano circa tre negli anni ’90, e ce ne sono circa due oggigiorno. Seconod uno studio del ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) questo eccesso di casi è da imputarsi al polo siderurgico ed al cantiere navale-arsenale.

Nel sito di interesse nazionale (SIN) di Taranto è stato anche rilevato un significativo eccesso di nuovi tumori del colon e del fegato negli uomini e nelle donne, ma anche della prostata, dell’utero e del seno, in confronto al resto della provincia. Particolarmente preoccupante è anche che i nuovi casi di linfoma di Hodgkin siano risultati in eccesso del 60% tra gli uomini e del 40% tra le donne.

In generale gli uomini che vivono nella zona industriale di Taranto muoiono prima che nel resto della Puglia con un eccesso di circa il 10% di morte per tumori, per malattie dell’apparato respiratorio, e per malattie del sistema circolatorio, ed un eccesso del 35% per malattie dell’apparato digerente. Le donne hanno eccessi di mortalità simili, anche se non è stato rilevato un eccesso di mortalità per malattie dell’apparato respiratorio negli ultimi anni.

Ma il dato più preoccupante e sconcertante è che i bimbi che nascono nella zona industriale di Taranto hanno un eccesso del 20% di condizioni morbose di origine perinatale (come la pressione alta nella mamma che ha ripercussioni sul feto o sul neonato, il distacco della placenta, il parto con complicanze per il neonato, il basso peso alla nascita, il parto prematuro, o qualsiasi malattia nel neonato fino ad un anno di vita che è causa di mortalità infantile) che è salito ad un eccesso del 47% negli ultimi anni. Ogni due bimbi malati nel primo anno di vita in Puglia, se ne ammalano tre nella zona industriale di Taranto.

I risultati presentati nel progetto SENTIERI e da altre ricerche affini provengono da una serie di dati tratti da fonti differenti, che sono sati elaborati in modo complesso e rigoroso. L’aggiornamento dei dati di mortalità per il periodo 2003-2009, l’analisi dei trend di mortalità nel tempo dal 1980 al 2008, e l’analisi dei nuovi casi di tumore registrati nelle zone confrontate mostrano dati molto consistenti che delineano un quadro sanitario compromesso per gli adulti ed i bambini che vivono nella zona industriale di Taranto.

Presi globalmente, i risultati ottenuti finora vengono giudicati dagli esperti come sufficienti per documentare una situazione di danno ambientale alla salute che comporta un aumento di tutte le principali cause di morte, ed un aumento di quelle malattie che erano state precedentemente considerate come non chiaramente in relazione con le esposizioni ambientali studiate.

Valentina Gallo

Neuroepidemiologa, cervello in fuga, Universita’ di Londra

http://www.huffingtonpost.it/valentina-gallo/ma-a-taranto-si-muore-di-_b_2271555.html?utm_hp_ref=ilva

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