Ambiente & ambienti e Io

e queste sono soddisfazioni…guardate nel mio piccolo

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Tarantina nel sangue

Non solo ILVA. L’occhio attento e sensibile di una tarantina DOC ci porta a spasso nella città dei due mari, dalla tradizione marinaresca alla speranza di un futuro migliore

di redazione Pubblicato il 26 gennaio 2013

Tarantina nel sangue, spartana nel DNA, romana nell’anima, dopo 26 anni vissuti a Roma ho deciso di rientrare nella mia città alla venerabile età di 46 anni! Dopo soltanto un mese di vita tarantina mi sono resa conto che la domanda: “ Ma chi te l’ha fatto fare? ” è quella che mi è rivolta più frequentemente. Anzi diciamola tutta, non c’è stata una persona, senza distinzione di età, cultura o ceto sociale che non me l’abbia chiesto. So bene quali sono state le motivazioni che mi hanno spinto a “tornare” e mi sembra strano che sia così difficile capirlo.

Non sono andata via da scappando, non sono andata via … mi sono semplicemente iscritta all’Università! Ho seguito il mio corso di laurea e per integrarmi meglio nel tessuto sociale e soprattutto nel nuovo ambiente senza frontiere capitolino, ho iniziato subito a lavorare. Ovviamente, finita l’università, sarebbe stata follia da parte mia mollare il lavoro e tornare a vivere a Taranto, più che altro per la tipologia della mia professione, molto più richiesta a Roma che nella mia città.

Con la mia bella laurea in lettere e filosofia sono entrata nel mondo della comunicazione, della grafica, della pubblicità, collaborando con diverse realtà produttive italiane. Questo lavoro “ha tirato fuori” l’indole creativa che era rimasta sopita tra i testi universitari e improvvisamente mi è esplosa in mano. Ho ripreso la mia vecchia passione: dipingere su tela. Ciò che sentivo nell’anima si gettava sulla tela in forma materica… i colori sbalzavano fuori dalla tela, tanto acrilico ci mettevo su… Per non perdere mai i diversi momenti di “lavorazione” ho iniziato a fotografare le mie tele. È stato un tutt’uno… riprendere in mano la mia vecchia macchina fotografica e sentire il risveglio dell’occhio!

La fotografia il mio primo amore (primo regalo chiesto a Babbo Natale con vera speranza fu proprio una macchina fotografica per bambini), era tornata a bussare e bussava in maniera forte e persistente. Avevo abbandonato negli anni questa mia passione per svariati motivi, forse quello più importante è stato la mia pigrizia o non lo so… So che un giorno a Milano mi capitò di vedere una mostra di Henri Cartier-Bresson  e ne rimasi folgorata , l’allestimento era mirato a raccontare cos’era la fotografia per H. Cartier-Bresson: “Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo, un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.

Ecco la frittata è fatta. Il dardo aveva colpito, il dado era tratto. La bambina che desiderava tanto quella macchinetta fotografica s’era svegliata e iniziava a sgranchirsi le braccia. Roma è stata la miglior scenografia, il miglior allenamento possibile per me. Arte, cultura, gente da tutto il mondo, manifestazioni… Tutto il fotografabile era a portata di click! Poi si sa che da Amore nasce Amore e mi è stata finalmente regalata la mia attuale compagna di scatti e solitudine! Sempre con me, sempre a portata di mano, sempre a portata di Cuore/occhi. Connubio perfetto.

Ma torno al discorso del rientro tarantino. Allora rispondiamo alla domanda “Ma chi te l’ha fatto fare?”. A parte i miei genitori ormai anziani? A parte il mio mare?  (provate voi a vivere in una città dove il mare più vicino ha lo stesso colore del non più Biondo Tevere). A parte Taranto?

Già “a parte Taranto”… eh si eh perché io amo la mia città, la sua storia, i suoi monumenti “nascosti”, la Magna Grecia che ogni tanto spunta qui con un pezzo di mura, là con una vecchia fornace, ancora oltre con le sue Colonne Doriche del VI sec. A.C.  (no dico della stessa epoca e fattura ce ne sono solo in Calabria e in Grecia), il Museo e i suoi Ori, le signore sedute in via D’Aquino a guardare i passanti fare “lo struscio”, il lungomare del borgo nuovo che accompagna lo sguardo verso l’orizzonte, la Città Vecchia vituperata e offesa ma in lento ricrescere, il lungomare federiciano, Il duomo, La basilica, il Mar Piccolo e i suoi mitili, la tradizionale mollezza tarantina che si sta pian piano sgretolando, l’ILVA, la Cementir, l’Eni…

Taranto da salvare, Taranto che finalmente si sveglia da un lungo torpore, Taranto che cerca aiuto, speranza, salute, giustizia. Bhè da lontano non basta scrivere sui social, non basta aiutare il fronte ambientalista ( ma in realtà dovremmo chiamarci Salutisti…visto che è la salute che deve essere difesa ) con un blog, con mille parole. No, non basta bisogna esserci bisogna, essere presenti,  bisogna FARE e non demandare sta volta.  Sta volta bisogna Tornare e io sono tornata. Ad innamorarmi ancora e a cercare di fare innamorare gli stessi tarantini della nostra terra, del nostro passato ma soprattutto di un futuro diverso… attraverso i miei scatti. Eccola la mia risposta… così incomprensibile?

“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convengono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale”. H. Cartier-Bresson

Vi và di fare un piccolo giro insieme con me? Non è ancora così tardi Partiamo dalla mia stanza che affaccia su Via Duomo (segui la photogallery – Foto 1). Le atmosfere rarefatte della città vecchia (Foto 2 – Via Duomo) quasi ti obbligano a camminare con lo sguardo rivolto verso i vicoli meno conosciuti, a respirare aria di antico e di fede (Foto 3 – cappella volitiva popolare; Foto 4 – Arcivescovado visto dall’alto). L’occhio continua il suo vagare tra palazzi fatiscenti, nuove ristrutturazioni e scalinate e rosoni  e orologi da libro Argan (Foto 5-6-7 – particolare scalinata di san Domenico; particolare rosone San Domenico; particolare torre dell’orologio).

Avviamoci verso la città nuova percorrendo Via Garibaldi (Foto 8 – Via Garibaldi ) e dando uno sguardo da prospettiva diversa alle nostre colonne doriche (Foto 9 – Colonne Doriche a monito). Guardate lì una coppia appena rientrata da un matrimonio (Foto 10 – vestito buono). Ecco il nostro Ponte San Francesco di Paola meglio conosciuto come Ponte Girevole, credo ce ne siano solo due in Europa (Foto 11 – Ponte Girevole; Foto 12 – particolare liberty) e il Borgo Nuovo con Piazza Garibaldi e la chiesa di San Pasquale  (Foto 13 – chiesa di San Pasquale) ed è ormai giorno.

Percorrendo il Lungomare Vittorio Emanuele III  (Foto 14) ci avviamo verso il Mar Piccolo (Foto 15 – canaro), dove vi aspetta una sorpresa che in realtà ha sorpreso anche me e soltanto pochi mesi fa: i miticoltori hanno costruito e curano personalmente questa meravigliosa chiesetta della SS Madonna di Fatima (Foto 16 – chiesetta a cielo aperto) e sotto la sua protezione continuano nella tradizione più tarantina che ci sia: la coltivazione delle cozze nere di Taranto (Foto 17 – fede e miticoltura; Foto 18 – la tradizione; Foto 19 – la fede che protegge). Bene io mi fermerei qui, chissà magari la prossima volta vi porterò con me in altri percorsi tarantini.

Maria Rosaria Suma

PHOTOGALLERY

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3 risposte a “Ambiente & ambienti e Io

  1. Felice per te Maria.Questo articolo e’ bellissimo.Mette in risalto cio’ che e’ “il sangue delle radici personali,l’amore per i nostri passi nella nostra terra”.Roma forse ti avrebbe dato molto di piu’,ma Taranto e’ un richiamo forte,terribile nello stesso tempo.Ti auguro tutto il bene possibile,nel lavoro,nella tua vita,nella tua Taranto.

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