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l destino di Taranto

E’ per forza necessario scegliere tra ambiente, lavoro e salute ? Taranto è un luogo emblematico per il passato e il futuro dell’economia del nostro paese. Negli anni 50-60 la città rappresentava quasi un modello con le sue due solide fonti di reddito (la marina militare e le acciaierie dell’Ilva) ed era perfettamente in linea con le teorie dello sviluppo di allora che puntavano su giganti manifatturieri in grado di occupare una quota importante della popolazione della città e di generare al contempo consistenti indotti. Quello che ieri era il fattore di vantaggio sembra oggi la palla al piede. Le città del futuro sono smart, ecologiche e high-tech, puntano su fattori competitivi non delocalizzabili come arte, cultura, storia. Valorizzano i loro beni comuni ristrutturando i centri storici ed esaltando le bellezze naturali quando ci sono. Anche Taranto ha la sua buona dotazione di fattori competitivi non delocalizzabili (la sua storia di città leader della Magna Grecia, il castello e l’isola del centro storico, una baia naturale bellissima tra i due mari) ma il valore di questi beni è spiazzato dal panorama vetero-industriale legato alle due eredità del passato. Che non devono essere disprezzate perché hanno dato lavoro e risorse economiche per anni. Ma che sono anche all’origine delle carenze di capitale sociale e di spirito imprenditoriale della città dove per troppi anni gran parte della popolazione si è abituata ad avere tutto dalle due fonti di reddito fondamentali.
E’ per forza necessario scegliere tra ambiente, lavoro e salute ? Non c’è nessuna condanna ineluttabile. A Linz in Austria una situazione simile (l’acciaieria in città) è stata risolta perché la collettività ha trovato la forza e le risorse per mettere in sicurezza l’impianto che oggi è uno dei più sicuri e meno inquinanti. Cosa impedisce a Taranto di diventare come Linz (è questa la vera domanda che dovremmo porci) ? Sicuramente ciò gli ha impedito di ottenere questo risultato in passato è stata la decisione della proprietà di non investire gli utili di uno o più anni in un processo di ristrutturazione degli impianti tale da assicurare la sostenibilità ambientale. In perfetta coerenza con la logica di massimizzazione degli utili a breve che è la condanna del nostro modello economico. E’ un caso classico dove si è scelto un modello di responsabilità sociale d’impresa miope (la filantropia come strumento mascherato di conquista del consenso e dell’acquiescenza della popolazione allo stato di fatto) invece di un modello di responsabilità sociale d’impresa lungimirante (mettere in sicurezza l’impianto avrebbe salvato l’azienda dal conflitto con gli stakeholders (comunità locale, magistratura) che prima o poi sarebbe sicuramente scoppiato).
Come è noto la messa in sicurezza dell’impianto richiede svariati miliardi. Lo stato non vuole e non può tirarli fuori e non senza intelligenza ha proposto un sistema di regole e controlli che condanna l’azienda a destinare gli utili futuri a questo scopo nel caso non provveda da sè. La proprietà che non è certo orientata alla soddisfazione degli stakeholder ma ad una massimizzazione miope di utile di breve periodo non pare intenzionata ad andare in questa direzione agitando anzi l’arma del ricatto e minacciando la chiusura in caso di obbligazioni troppo onerose imposte dal governo o dalla magistratura. La magistratura dal canto suo che ha avuto il merito di risvegliare le coscienze e di sollevare il problema non pare molto avvezza alle logiche economiche quando pensa di punire l’azienda che non sta collaborando attivamente sequestrando la produzione degli ultimi mesi invece di condannare ad esempio a usare i proventi di quella produzione per accantonare le risorse finanziarie necessarie per la ristrutturazione.
Aspettando che arrivi Godot (soci stranieri disposti a puntare sul rilancio dell’azienda e disposti a capitalizzarla per sostenere le spese necessarie per la ristrutturazione) è la società civile di Taranto che dovrebbe aggregarsi, rinascere e generare una primavera capace di produrre la pressione dal basso necessaria per realizzare il cambiamento.

http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it/2013/02/04/il-destino-di-taranto/

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