siamo dei burattini in mano a Riva

L’Ilva attacca: “Chiederemo i danni
no all’acciaio nelle mani dei custodi”

E’ scontro sulla decisione del gip di procedere alla vendita dei prodotti finiti, affidando l’incarico a figure esterne all’azienda. “Diversi ordini sono stati cancellati negli ultimi mesi dai clienti per l’indisponibilità della merce”. Tensione per la cassa integrazione annunciata per 6500 operai

L'Ilva attacca: "Chiederemo i danni no all'acciaio nelle mani dei custodi"

Battaglia sull’acciaio dell’Ilva. E’ scontro tra custodi e azienda sulla decisione del gip di procedere alla vendita sul mercato del mare di tubi, coils e bramme finite sotto chiave lo scorso 26 novembre. A dare fuoco alle polveri la lettera inviata dal pool di custodi, con la quale si chiedeva un incontro per valutare le modalità con cui procedere alla vendita dei prodotti, di valore stimato in ottocento milioni di euro. E nella quale l’azienda per la prima volta minaccia apertamente di chiedere i danni ai responsabili delle perdite economiche dovute al blocco della merce. Un attacco frontale, l’ennesimo, al fronte degli inquirenti.

L’Ilva – si legge nel comunicato diffuso dall’azienda – non darà il consenso “alla commercializzazione dei prodotti da parte di altri soggetti perché lesivo del diritto di impresa” e “si riserva di chiedere i danni a chi dovesse risultarne responsabile”, spiegano dopo aver ricevuto dai custodi la lettera cheli autorizza a vendere l’acciaio sequestrato. Nella nota l’Ilva, riferendosi alla possibilità di chiedere un risarcimento danni, fa presente che “diversi ordini sono stati cancellati negli ultimi mesi dai clienti per l’indisponibilità della merce. L’azienda annuncia che “impugnerà in ogni sede il provvedimento del gip del 14 febbraio scorso”, con il quale il giudice Patrizia Todisco, su richiesta della Procura, ha autorizzato la vendita dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati per evitare che si deteriorino, vincolando anche il ricavato della vendita.

“Ilva

ricorda che il ricavato della vendita di questi beni sarebbe vincolato in un conto bloccato a disposizione dei magistrati in attesa di futura sentenza e ribadisce che, secondo le disposizioni del gip, nulla del ricavato di tale vendita potrebbe essere utilizzato per l’attuazione dell’AIA. Come già comunicato da Ilva, tutto ciò è palesemente contrario alla legge 231 del 2012 – la cosiddetta Salva-Ilva – che prescrive sia il diritto all’esercizio di impresa che la commercializzazione da parte dell’azienda di beni sequestrati. Le questioni di illegittimità costituzionale sollevate dal gip e dal tribunale non fanno venir meno e non sospendono la legge in vigore che deve quindi essere applicata e alla quale Ilva intende attenersi”.

Al ministero del Lavoro, nel frattempo, è stato siglato l’accordo per la cassa integrazione in deroga per 600 lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto. L’intesa riguarda i dipendenti che erano già in cigs dalla fine dello scorso anno e per i quali la cassa integrazione scadrà il 2 marzo prossimo. L’accordo è stato firmato da Fim e Uilm ma non dalla Fiom. E’ stata rinviata la discussione sulla nuova procedura cigs per 6500 dipendenti annunciata dall’Ilva l’altro ieri. Per la cassa integrazione in deroga della quale s’è parlato oggi, l’azienda inizialmente aveva chiesto di avviare la procedura per 1.393 dipendenti, ma alla fine sono stati meno della metà quelli effettivamente inutilizzati dopo il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati e i primi lavori di risanamento sugli impianti.

“Il sottosegretario al Welfare Michel Martone – ha detto il segretario provinciale della Uilm di Taranto, Antonio Talò – ha preso l’impegno di trovare la copertura finanziaria. Raschiando il barile, il governo riesce a garantire la copertura per questa cassa in deroga che riguarda il periodo dall’1 gennaio al 2 marzo 2013”. Non si è discusso invece della cassa integrazione straordinaria chiesta l’altro ieri dall’azienda per un massimo di 6.507 lavoratori, 6.417 dei quali dipendenti di Taranto, che partirà il 3 marzo prossimo e avrà la durata di 24 mesi. “Già oggi – aggiunge Talò – abbiamo fatto firmare un impegno ai dirigenti dell’Ilva per limitare il numero dei cassintegrati e trovare le risorse per integrare il salario. A breve sarà fissato un altro incontro per analizzare nel dettaglio questa nuova procedura”.

“Dopo mesi di dubbi è finalmente chiaro dove i Riva vogliono reperire i fondi per l’adeguamento degli impianti: dai cittadini e dagli operai, scaricando sugli stessi il peso di scelte aziendali sbagliate”, sottolinea in una nota il Comitato di ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’, di cui fanno parte diversi dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto. Il comitato respinge la richiesta di cigper 6500 lavoratori definendola “oltraggiosa”. “Non accetteremo – spiegano – che venga tolto agli operai neanche un solo centesimo così come non accetteremo che venga tolto ai cittadini neanche un solo giorno di vita. Chi ha sbagliato deve pagare e deve farlo adesso”. (21 febbraio 2013)

 
http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/02/21/news/ilva-53137539/
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