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In solidarietà tutto l’impianto Ilva

Tutti i lavoratori dell’Ilva saranno coinvolti a rotazione nei contratti di solidarietà con i quali lo stabilimento siderurgico di Taranto affronterà la ristrutturazione degli impianti e la crisi del mercato. Per il 2013 gli esuberi temporanei passano infatti da un massimo di 4.354 a 3.749, ma puntando sui contratti di solidarietà anziché sulla cassa integrazione straordinaria, sará necessario coinvolgere più addetti: ben 11.059 a fronte di 11.457 totali della fabbrica.

È questo il punto chiave dell’accordo firmato giovedì sera al ministero del Welfare dopo una trattativa breve fra azienda e sindacati. Un’intesa che fa dei contratti di solidarietà lo strumento per gestire una fase complessa, della durata di due anni, ma che può anche rappresentare un passo avanti nelle relazioni industriali. Il che non é poco se si considera tutta la vicenda Ilva. Otto mesi vissuti pericolosamente in bilico tra i sequestri della magistratura per il reato di disastro ambientale, l’arresto di proprietari e dirigenti, lo scontro giudiziario, le difficoltà per gli stipendi, l’intervento della Corte Costituzionale chiamata dai magistrati ad esaminare la legge (la 231 /2012) sull’ambientalizzazione.

Dal 3 marzo scorso, se non ci fosse stato l’accordo, sarebbe dovuto partire un imponente programma di cassa straordinaria. Per tutto il 2013 e la prima metà del 2014 in cassa sarebbero dovuti andare 4.354 addetti. Nella seconda metà del 2014, con diversi impianti fermi, i sospesi sarebbero stati 6.417, dopodiché, a inizio 2015, si sarebbe tornati a 4.354 unità per poi ridurre drasticamente gli esuberi a 616. «Numeri massimi, non è detto che in realtà si arrivi a quelle cifre» aveva detto l’Ilva all’avvio del confronto. «Numeri eccessivi, bisogna ridurre, altrimenti la ristrutturazione ambientale diviene un costo sociale elevato per i lavoratori» avevano replicato le sigle metalmeccaniche. E così si era cominciato a parlare di contratti di solidarietà. Un ragionamento che si è consolidato a fronte dei vantaggi economici che i contratti di solidarietà comportano per i lavoratori: quasi 120 euro in più al mese rispetto al trattamento di cassa.

Lo ha calcolato una simulazione della Fim Cisl, prendendo come riferimento un dipendente di quarto livello con un lordo mensile di 1.800 euro e un netto in busta di 1.300. Mentre la Uil dice che il taglio retributivo medio con la solidarietà è del 20 per cento. Nell’incontro del 5 marzo al ministero del Welfare si è quindi cominciato ad imbastire quello che poi l’altra sera è diventato accordo, accettato anche dalla Fiom Cgil che in precedenza non aveva firmato né la cassa in deroga per 1.110 dipendenti per due mesi (1 gennaio-2 marzo 2013), né il testo che sollecitava l’Ilva a sfoltire la nuova cassa straordinaria.

La riduzione media dell’orario di lavoro che scatterà con i contratti di solidarietà è del 34%, mentre il coinvolgimento dell’intera platea dei lavoratori rispetto ai 3.749 si rende necessario in quanto è proprio l’ammortizzatore sociale che prevede che gli effetti (e i costi) della ristrutturazione si “spalmino” su più persone attraverso la rotazione. I numeri lo spiegano. Nell’area ghisa, per esempio – una delle nove nelle quali il siderurgico è stato diviso – gli esuberi sono 307 ma in “solidarietá” andranno 2.161 operai con una riduzione di orario del 14 per cento.

Nell’acciaieria, inoltre, gli esuberi sono 473 ma i “solidarizzanti” saranno 2.117 con una riduzione del 22 per cento. Il taglio dell’orario lavorativo sale invece al 58% nell’area della laminazione a caldo dove si riscontrano 709 esuberi e 1.218 in solidarietà. E ancora, laminazione a freddo 648 esuberi, 748 in solidarietà e riduzione dell’87%; tubifici, 534 esuberi, 599 “solidarizzanti”, riduzione dell’89 per cento. In questi due settori il peso della riduzione dell’orario di lavoro è maggiore ma in entrambi i casi l’Ilva chiarisce che si tratta di «massimo raggiungibile in caso di necessità di fermata integrale degli impian

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