Taranto colonia Bresciana

Qui a Taranto la GIUSTIZIA assume colori di altre provincie. Già. Qui a Taranto non abbiamo il Santo Patrone ma un Patron e basta. La lunga mano riesce ad arrivare ovunque anche in quelle aule dove la giustizia dovrebbe essere baluardo di verità! Mentre in talune aule c’è gente che si batte per la dignità Tarantina..in altre facilmente arriva la lunga mano della Lombardia.
Si parla troppo spesso di mafia al nord, di ndrangheta a milano…. e si dimentica volutamente anze si sottace quanto la Lombardia sfrutti la nostra provincia ( e non solo), la nostra città!

Qui è lecito distruggere le aziende, gli ovini, le cozze ed ora anche il latte! Tutto sempre e solo per favorire il Patron di Taranto… ed è inutile far finta di non capire o di voltare il volto dall’altra parte!
da noi a Taranto la giustizia quella vera stenta sempre a venire a galla.
Ma bisogna essere onesti e leggere nelle righe il perchè di questa chiusura… La Nostra Centrale del Latte non può essere di tarantini. La nostra Centrale non può lavorare perchè il MOSTRO BRESCIANO spaventa gli acquirenti?? Certo l’ILVA… ma sopratutto il business .
Ed è inconcepibile che Taranto possa “progredire” in qualcosa che non sia duro come l’acciaio! che possa avere un futuro pulito Che possa avere un futuro degno!
No, Taranto è una colonia….una colonia Bresciana..
Se dovessi essere in errore il tempo me ne darà conferma… e lo spero lo spero veramente….

di Maria Rosaria Sumaproprietà della Gealat

di Maria Rosaria Suma
proprietà della Gealat

Solidarietà ad operai ed imprenditori
novembre 2012: la GEALAT contro L’iLVA
marzo 2013: la GEALAT….. Chiude!

COMUNICATO STAMPA:
Un altro frammento della nostra storia e della nostra economia distrutto dalla monocoltura dell’acciaio

A coloro che si ostinano a dichiarare quanto l’Ilva stia facendo per questa nostra Terra continuiamo a sottolineare i danni non solo contro la Vita e la Salute ma anche contro la nostra economia locale.

Dopo l’abbattimento di migliaia di ovi-caprini e la distruzione di tonnellate di cozze del primo seno del mar piccolo, con la conseguente messa

sul lastricolo di allevatori e mitilicoltori, oggi un’altra notizia che non dovrebbe lasciare indifferenti noi tarantini: la Chiusura della Centrale del latte.

Vogliamo ricordare che a novembre 2012 la stessa azienda aveva annunciato azioni legali contro l’Ilva.

Secondo la Centrale tutto il comparto agroalimentare subiva conseguenze, sul piano economico a causa della vicinanza all’acciaieria, e ne denunciava pesanti riflessi negativi.

L’accusa era duplice: sia nei confronti del siderurgico che continuava a inquinare, sia delle autorità locali che non controllavano lo stato dell’ambiente.

Così quella che si creava all’esterno era un’immagine negativa dei prodotti alimentari tarantini riducendone vendite e proventi.

I dipendenti denunciavano che il suo fatturato in soli 6 mesi fosse regredito del 50%, con fornitori che davano disdetta di contrattii.

A distanza di un anno sembra non potersi risolvere una situazione di difficoltà produttiva e i giudici dichiarano il fallimento della Gealat, la società che gestisce dal maggio 2011 la

storica centale del latte .
E così perdiamo un altro pezzo della storia tarantina un altro pezzo della nostra economia locale.

Cosa dire?…
Grazie Ilva! Grazie Politici locali e Grazie Governo che continuate a fare di questa Terra una Terra di conquista da sacrificare e da sfruttare; ma a questo punto anche Grazie a tutti i tarantini che ancora si ostinano a difendere una Azienda che sta facendo terra bruciata intorno a noi, alle nostre Vite alla nostra economia.

Ci chiediamo con un pizzico di rabbia e di rammarico:
quando i tarantini capiranno che è ora di cambiare pagina!?

Il Comitato Donne per Taranto”

Dichiarato il fallimento per la centrale del latte

centrale del latte 02I giudici non concedono il concordato e dichiarano il fallimento della Gealat, la società che gestisce la storica centale del latte di via Galeso al quartiere Tamburi.

La notizia trapela tra l’incertezza dei sindacati e la preoccupazione degli operai.

Da oggi stop alla produzione. Gli impianti rimessi in moto non più tardi di due anni fa tornano a fermarsi nuovamente. Le prime difficoltà si sono registrate a dicembre scorso quando i fornitori reclamavano fatture insolute per circa un milione di euro.
Primi attriti e prime scosse.  Debiti su debiti che la società aveva pensato di garantire attraverso un concordato, ma è di ieri la decisione del Tribunale di dichiarare il fallimento. Una storia difficile quella della centrale che nel 2010 cominciò a traballare. Nella primavera di quell’anno la Parmalat si sfilò dalla società rinunciando ai 200 quintali di latte forniti dagli allevatori ionici e trattati nello stabilimento tarantino. Fu allora che venne dichiarata la volontà di istituire un marchio tutto tarantino per rilanciare la commercializzazione del latte di terra ionica. Ad ottobre di quell’anno la dichiarazione dei sindacati: “La Jonicalatte sta per chiudere”. Poi via alla cassa integrazione.

Un giro di nomi e di trattative affidarono alla Archita Finance Srl, una cordata di imprenditori tarantini, lo stabilimento. Acquistarono il 95% delle quote azionarie della Jonicalatte, poi diventata Gealat sotto la guida dell’amministratore Adamo Gentile.

La storia recente è fatta di declino. La ribellione dei fornitori ha riacceso i riflettori sull’azienda e sulle difficoltà economiche.

“Debiti di cui non abbiamo ancora contezza – ci conferma Mimmo Stasi dello Slai Cobas – e che ci preoccupano non poco perchè se i giudici hanno deciso per il fallimento vuol dire che i debiti sono tali e tanti da non poter essere garantiti nemmeno con il concordato”.

La palla passa nuovamente alla Provincia. L’assessore alle Politiche del Lavoro, Luciano De Gregorio sta pensando di convocare le parti già per la prossima settimana. “Quello che possiamo e dobbiamo fare – commenta è raccogliere le indicazioni che vengono offerte. Esiste una manifestazione di interesse da parte di Latte Perla di Matera e anche l’imprenditore Ghirardini si è già pronunciato in favore della Centrale del latte. Ma la cosa che più mi preoccupa è consegnare nella mani giuste questa attività. Ci deve cioè essere un piano industriale fattibile che porti al recupero dell’attività. Chi vende fumo perché vuole lucrare sui fallimenti si faccia da parte”.

La sua idea: offrire a tutti la possibilità di un sopralluogo materiale agli impianti per poi redigere il piano industriale su cui ragionare.
L’obiettivo deve essere comunque la ripresa delle attività per un’azienda storica e la conservazione dei livelli occupazionali. Appesi al filo della speranza ci sono 25 operai. (http://tarantobuonasera.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12864%3Adichiarato-il-fallimento-per-la-centrale-del-latte&catid=36%3Agiorno-e-notte&Itemid=1028)

Mi chiedo come mai l’assessore De Gregorio abbia già in mano proposte d’acquisto per la NOSTRA CENTRALE DEL LATTE da parte di Latte Perla di Matera e Ghirardini….. caspita…che velocità!!!!!

Vorrei ricordare che Ghirardini ( bresciano come Riva) ha già comprato la Borsci (

TARANTO – Franco Ghirardini, imprenditore bresciano, è il nuovo amministratore unico della Borsci industria liquori 1840 Srl. Il 9 gennaio scorso ha rilevato la storica società tarantina della famiglia Borsci da oltre un anno alle prese con una crisi di mercato che ha rischiato di far perdere al territorio uno dei prodotti di qualità più conosciuti al mondo. Il San Marzano Borsci tornerà a riempire gli scaffali dei negozi. E’ la scommessa su cui punta Ghirardini che con la famiglia Borsci ha un rapporto trentennale. Oggi 57enne è da oltre trent’anni sul mercato. Ha cominciato giovanissimo vendendo proprio liquori e dal 1982 è entrato in contatto con la Borsci. Oggi ne è il proprietario.

Cosa l’ha portata a fare questa scelta? “Ho conosciuto la famiglia Borsci esattamente trent’anni fa e con loro ho sempre avuto un buon rapporto di lavoro, ma anche di amicizia. Quando nell’estate scorsa mi hanno raccontato la situazione che stavano tentando di risolvere e mi hanno chiesto una collaborazione non ho esitato. Non ci pensavo nemmeno di diventare l’amministratore della Borsci liquori che ho venduto per tanto tempo”. Qual è il suo progetto industriale per quest’azienda che è tra quelle più note ed antiche dell’area ionica? “Sicuramente garantire la presenza sul mercato di quest’ottimo prodotto, ma anche allargare la produzione al comparto dei dolciumi. L’ho detto a dicembre e lo ribadisco oggi. Il mercato degli alcolici sta perdendo quota e devo poter sfruttare le valenze del brand tarantino per metterle su un’altra serie di prodotti”. La Borsci già in passato ha prodotto cioccolatini al liquore. E’ un mercato che va? “Non lo so ancora. Stiamo appena ripartendo. Mi rendo conto di aver intrapreso un’avventura e qualcuno può considerarmi anche pazzo. Ma sono un temerario ed amo le sfide. Non so come risponderà il mercato perché ho dei fornitori che devo pagare in anticipo ed il sindacato che fa pressione”. A proposito di sindacato e quindi di lavoratori. Ci sono una ventina di dipendenti che chiedono una cassa integrazione speciale. In Prefettura ci riferisce la Cgil lei si sarebbe impegnato a versare un’anticipazione degli emolumenti. Lo farà? “In quella sede ho fatto una premessa, ovvero se i calcoli economici me lo consentiranno non ho alcun problema a garantire l’anticipazione. Ma i sindacati devono anche capire che siamo nella fase iniziale e quindi, con il mercato che al momento c’è, riuscirei a produrre un solo mese per riempire gli scaffali. Ad ogni imprenditore piacerebbe produrre sempre di più, offrendo anche più lavoro, perchè significherebbe avere più vendite e quindi più incassi”. E’ in conflitto con i sindacati? “Il vero confronto con le forze sindacali va basato sul confronto commerciale: più produco più lavoro offro. E’ il buon senso che ci deve vedere tutti insieme lavorare per dare un nuovo respiro a quest’azienda, dalle forze sindacali a quelle politiche”. Lei è bresciano ed ha una catena di aziende in tutta Italia. Ma il marchio Borsci San Marzano resterà qui? “In prefettura ho fatto una promessa: l’azienda, il marchio e la produzione resteranno a Taranto finché ci sono io”. La famiglia Borsci resta in azienda? “Ad ognuno di loro ho affidato compiti importanti. Egidio è il liquorista della famiglia. E’ lui che fa la produzione”.)

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Una risposta a “Taranto colonia Bresciana

  1. Vorrei far presente a tutti che il Sig. Franco Ghirardini nel Gennaio 2012 è l’affittuario della Borsci liquori. Per diventare propietario il Tribunale di Taranto gli aveva chiesto delle garanzie che lui non ha presentato, e quelle presentate il Tribunale non le ha ritenute valide ed in 15 mesi ha venduto solo n.50.000 bottiglie, distribuite solo a Taranto ed in Puglia. Mediamente la Borsci vendeva nelle passate gestioni circa 500.000 bottiglie all’anno. Si stanno perdendo le tracce nel resto d’Italia del prestigioso marchio. Ultima notizia apparsa sui quotidiani nazionali il fallimento della Streglio del cioccolato di None di propietà del Sig. Franco Ghirardini. Come ci si può proporre a salvatore della patria senza investimenti e senza soldi, sperando solo nella cassa integrazione. Anche la Borsci è ferma e non produce. Attenzione a questi salvatori che vogliono fare i poli industriali di aziende fallite. Salviamo le nostre aziende da questi personaggi strani. Qualcuni dovrebbe indagare sul loro comportmento

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