Il problema di taranto è generazionale

Voglio ripostare quanto letto perchè ne sono convinta! Ciò che leggerete più sotto è esattamente un quadro dipinto a tinte reali.  Voterò al referendum sull’ILVA ..è CHIARO…NE VA DEL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI

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Ora possiamo dire: BASTA !!

  • ora lo possiamo dire scrivendolo e possiamo esprimere il nostro parere sul futuro di questa città, di quello che ne è rimasto, di quello che la storia ci ha consegnato !!
  • ora possiamo scordarci di quello che diranno politici e sindacalisti prezzolati, sottomessi, indifferenti e ignoranti !!
  • ora possiamo ignorare chi vuole uno stipendo a costo della morte di gente, della vivibilità, del futuro di un territorio !!
  • ora possiamo smentire chi dice che l’ilva danneggia solo i muri delle case con la polvere nera !!
  • ora possiamo smettere di pensare come un popolo arretrato, comprato con l’elemosina in cambio del disastro del territorio !!
  • ora possiamo rigettare il ricatto occupazionale, e pretendere che questo territorio, con l’ilva chiusa, dia più lavoro del siderurgico !!
  • ora ci troviamo di fronte ad un momento storico, epocale per rimettere in gioco il destino di Taranto !!
  • ora possiamo cercare nuove possibilità, nuove occasioni, portare a Taranto la qualità e la vivibilità !!
  • ora possiamo fermare una colonizzazione che dura da 60 anni !!
  • ora possiamo sfruttare il nostro patrimonio che abbiamo da 2700 anni !!
  • ora possiamo essere coraggiosi !!
  • ora possiamo costruirci il futuro !!

L’ilva è la dea madre

I tarantini non reagiscono …. gli operai non reagiscono … perché ? bho!!
Riflettiamo su questa cosa …  i motivi sono profondi e arcaici … sono sociologici psicologici e antropologici … una cosa seria e potente  insomma … radicata nella mentalità, nel modo di pensare dominante, nelle scelte culturali assorbite dalla popolazione e diventate regole e stile di vita diffusi
La grande industria (e l’ilva in modo preponderante come simbolo più imponente e svettante) è stata la dea madre che ha nutrito allevato protetto e accudito una popolazione di sudditi, seguaci, adoratori e veneratori della sua religione; è stata considerata un simbolo positivo e mistico e quindi superiore a qualsiasi critica e obiezione
Non c’è scienza o medicina che possa opporsi ad una dea madre così potente e imponente …. nemmeno quel gruppo di eretici che sostengono che quello che esce da quegli impianti entra nel sangue tessuti organi dna e provoca danni irreparabili … quello che non si vede non esiste … questo è il credo principale che domina la vita dei tarantini da decenni
Per questo non abbiamo di fronte solo una lotta per far applicare la legge, difendere  i diritti, riconoscere colpe e reati … è una lotta per sovvertire la mentalità di una popolazione, per svincolare i tarantini dal loro bisogno primordiale dell’idolo benefico con cui sono cresciuti e che gli ha preservati da ogni altro problema, da ogni altro bisogno e da ogni altro stimolo o altra aspirazione e aspettativa … la tribù dell’acciaio (quelli dentro e quelli fuori dalla fabbrica) non ha altre priorità che onorare il suo totem fumante e il sacrificio umano che impone a tutti diventa un prezzo ancora accettabile per sentirsi protetti dall’ombra dei camini

Scontro di culture 

Il tragico scenario ilva-inquinamento-salute-lavoro-economia è il culmine dello scontro tra due culture (intese come regole primarie e fondamentali della vita di una popolazione)

  1. La cultura della barbarie dove si vive depredando degradando e lasciando tutto distrutto
  2. La cultura della civiltà dove si pratica la solidarietà la vita la vivibilità il decoro ambientale sociale e lavorativo la continuità per le generazioni future il rispetto e la valorizzazione delle proprie risorse

Il problema di taranto è generazionale

Sia la comprensione del problema che quella delle soluzioni ha a che fare con i sentimenti e le aspettative che la società tarantina ha legato e investito nel complesso siderurgico sin dagli anni ’60
E quindi dobbiamo riflettere sul fatto che il problema di taranto è generazionale … i tarantini dai 50 anni in su sono vissuti considerando l’ilva come qualcosa di buono per la loro esistenza dal punto di vista sociale economico e psicologico
La generazione al di sotto di 40 anni invece  sta crescendo pensando che l’ilva  sia qualcosa di nefasto per la loro vita e per la loro città
Per questo dobbiamo cercare di far crescere questa generazione, tutelarla culturalmente e psicologicamente in modo che abbia la forza morale e sociale da far pesare le proprie rivendicazioni di fronte ai loro referenti … e sperare che l’emigrazione per necessità e la decimazione per malattie  non impedisca ancora di avere una generazione di persone interessate a conservare le peculiarità e le risorse originarie  di questo territorio
Quando uno riceve uno schiaffo al giorno per 50 anni si abitua a pensare che lo schiaffo sia una componente della vita quotidiana 8questo atteggiamento lo chiamano la sindrome di Stoccolma) … per questo ci vuole che qualcuno faccia capire che quello schiaffo è qualcosa di sbagliato e che si può evitare

Se chiude l’ilva dove andranno a mangiare ?

È la solita eterna storia di un popolo indottrinato … l’ilva chiude ed il giorno dopo ci sono migliaia di persone che muoiono di fame … ma questo scenario da dove esce? dalle paure dalla semplicioneria dalla limitatezza della nostra esperienza?
Chiudere l’ilva vuol dire pretendere a livello nazionale ed internazionale un percorso per riprogettare l’economia di taranto con un passaggio della manodopera dalla posizione lavorativa attuale ad un’altra idonea alla loro mansione … si riesce a capire facilmente o non è alla portata della nostra mentalità?
Invece ci siamo sottomessi ad un modo di pensare limitato …. secondo questo pensiero l’ilva permette a taranto di non morire di fame peggio di come già succede … e perché non facciamo  il discorso contrario? l’ilva ha sminuito tutte le risorse che nelle altre città danno ricchezza … ha creato un esercito di stipendi di operai … un indotto che faceva la cuccagna solo con i soldi dello stato e ora che è l’ilva è privata l’indotto viene tutto dall’esterno di taranto
E stiamo ancora a dire meglio che niente? forse non ci rendiamo conto che questa è una città con un livello sociale da terzo mondo e una condizione sanitaria da epidemia ? cosa dobbiamo ancora vedere per rifiutare questo sistema di vita?
Purtroppo il popolo tarantino è stato ammaestrato alla sottomissione e all’accondiscendenza … decenni di condizionamento di un sistema economico che ha fatto fare buone carriere alla classe dirigente e ha creato una cappa di illusioni e consolazione nei cittadini … tanti paraocchi che ci fanno accontentare dello schifo e non smuoverci per evitarlo
Questa è una città povera malata e semplice …. il terzo elemento impedisce di risolvere i primi due … ogni volta che qualcuno riesce a illuminarsi e capire la situazione attuale è un grande giorno per il futuro di questa città

La chiusura dell’ILVA è un percorso

La chiusura dell’ILVA è un percorso (non è un evento istantaneo) che determinerà il riappropriamento dell’area e la programmazione di bonifica, dismissione, studio dell’uso alternativo dell’area e consegna delle zone alle aziende o agli enti che metteranno su imprese, strutture sportive, culturali, parchi, strade, villaggi turistici, alberghi, aziende di riciclaggio rifiuti, energie rinnovabili, trasformazione prodotti agricoli, ecc. ecc.
Questo comporterà un passaggio generazionale in cui i dipendenti attuali finiranno il loro corso lavorativo in attività idonee e man mano lasceranno il passo alle nuove professionalità nei settori alternativi (dal porto al turismo, dalla pesca/mitilicoltura al polo tecnologico, dall’agricoltura al settore medico/scientifico)

Tutto questo dipende dalla VOLONTA’ DI METTERE LA PAROLA FINE ALL’ECONOMIA DELL’ACCIAIO …  DI COSTRUIRE UN NUOVO FUTURO PER TARANTO!

http://referendumilva.wordpress.com/

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2 risposte a “Il problema di taranto è generazionale

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