Ambiente, Taranto non molla

Medici in prima fila, a Taranto, per urlare il dramma sanitario di questa terra

La domenica del villaggio a Taranto ha il sapore agrodolce della vita. Ha il sorriso dei bambini, il cigolio dei carrozzini, l’entusiasmo di chi urla, il calore degli slogan, il passo indolente di chi osserva e tira avanti come se il cancro non fosse cosa sua, cosa nota, cosa grave, «cosa brutta». Non si era mai vista tanta gente sfilare, a Taranto, in un giorno di festa. Una processione laica eppure sentita sino al midollo. Basta guardare il volto sofferente del troccolante Matacchiera o dell’altro cerimoniere Marescotti, uno che sorridendo, garbato, non le manda mai a dire. Basta guardare le loro facce – prof scesi dalla cattedra per dare battaglia – e si capisce che la molle tarentum è una banalità che fa comodo a chi  pensa, e magari spera, che qui di lavoro si deve morire perchè l’alternativa è soltanto morire di fame. E allora eccolo, di nuovo in fila, come ad ottobre, come a dicembre, come periodicamente succede dall’autunno 2009, il popolo di Taranto che si ribella a Taranto, in piazza, in centro, lungo la spina dorsale del Borgo, svoltando in piazza della Vittoria (gremita) mentre un altro serpente di uomini, donne, musica e colori striscia sul lastricato di orgoglio ritrovato e ribelle.  Tanta gente, davvero tanta, nella domenica del villaggio senza capi tribù e senza totem a cui rendere omaggio. Senza sigle e bandiere. Solo denunce, sorrisi e palloncini, mani blu di carta protese verso un cielo plumbeo e affumicato, sguardi fieri per poter dire domani, sussurrando magari— “almeno io c’ero”.
Colpevole chi resta a casa?
Forse. Dipende.
Colpevole chi resta in silenzio? Sicuro.
Colpevole chi potrebbe fare e non fa? Altrettanto sicuro.
Ma i camici bianchi, fuori dalle corsie,  tutti assieme nessuno li aveva mai visti. Un convegno di strada senza precedenti, anche questo. Anche  per dire: chi nega è colpevole come chi tace, chi guarda soltanto, chi subisce senza reagire, chi apre gli occhi quando ormai è notte fonda.
Con i medici di Taranto, tanti (pediatri in testa ma non solo pediatri) anche i medici di Bari. E medici della provincia ionica, terra in larga parte distratta, più che protetta, dai chilometri che la separano dalle ciminiere. Tanti medici in fila, ieri, alla testa di migliaia di tarantini che non mollano. Tanti, tranne uno.  «Il sindaco è un pediatra – dirà Matacchiera dal palco – dovrebbe essere qui con noi. Ma non c’è».

http://www.corrieredelgiorno.com/2013/04/08/ambiente-taranto-non-molla-35062/

 

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