“L’Ilva chiudera’ comunque”

Peacelink e Fondo Antidiossina Onlus: “Il risultato non ci sorprende, ma Taranto morirà se non si avviano le bonifiche”

“Nessuno scoraggiamento, vinceremo comunque, anche senza la Corte Costituzionale”. Cosi il portavoce Peacelink, Alessandro Marescotti e il presidente del Fondo Antidiossina Onlus, Fabio Matacchiera commentano il risultato della sentenza espresso ieri dalla Consulta con la quale si è dichiarata legittima la legge 231/2012 detta “salva-Ilva”. “Il procedimento penale della Procura va comunque avanti – hanno spiegato- per accertare tutte le responsabilità del disastro ambientale. Taranto si è ormai ribellata e non è più disposta a essere la città da scarificare.  La decisione della Corte Costituzionale non riporterà in vita un’azienda che è ormai in uno stato di crisi irreversibile. Basti pensare che non ha neppure definito il piano industriale degli investimenti per l’AIA. L’azienda – come dimostrano svariate analisi economiche – non ha le risorse per rinascere ed è ormai alle corde”. Secondo i due ambientalisti la decisione della Corte Costituzionale non salverebbe l’azienda perchè di fatto non presterebbe alla stessa “i tre miliardi di euro per applicare efficacemente l’AIA”.

In merito al risultato non si dicono sorpresi. “Sappiamo che la Corte Costituzionale è composta da 15 membri- spiegano- Cinque giudici sono nominati dal Parlamento, cinque dal Presidente della Repubblica e cinque dalle supreme magistrature. Era ipotizzabile che vi potesse essere una conclusione di questo tipo. Ciò nonostante andava percorsa questa strada. Era un obbligo morale. Nulla doveva rimanere intentato”. Secondo gli attivisti l’esito della vicenda condurrà comunque alla chiusura del siderurgico in virtù degli oneri legati agli interventi di bonifica dei terreni e della falda acquifera. Malgrado l’urgente necessità di assorbire e in fretta le prescrizioni Aia l’Ilva non ha presentato alcun piano industriale. “Dovrà affrontare le richieste di risarcimento di tanti cittadini- proseguono- e problemi enormi di mercato (concorrenza estera) e di accesso al credito. A nostro parere l’azienda non potrà reggere la pressione”. L’obiettivo da porsi secondo gli esponenti ambientalisti è “preparare un’alternativa prima del collasso finale”. “Il 14 aprile andremo a votare sì al referendum e dimostreremo che la maggioranza dei tarantini non vuole più vivere nel terrore di ammalarsi e vuole un futuro diverso”. Infine si prospetterebbe un “futuro nero per i lavoratori, che non andranno mai in pensione con questa azienda. Per loro va preparata un’alternativa prima che sia troppo tardi. E vanno avviate le bonifiche impegnando l’azienda a concorrere al risanamento ambientale prima del fallimento, come è avvenuto per la Caffaro di Brescia, lasciando il territorio nello stato attuale”.

“Taranto morirà se non si avviano le bonifiche – proseguono- Sappiamo che nel quartiere Tamburi vi è un inquinamento da piombo ed è necessaria la bonifica, sappiamo che nel sangue dei bambini c’è piombo e va avviato un controllo sulla valutazione dei danni sanitari del piombo, i pascoli e il mare sono intrisi di diossina che pregiudicano l’allevamento e la mitilicoltura”. Unica speranza, secondo gli ambientalisti jonici è la magistratura. “Di fronte a tutto questo la magistratura – concludono- continua a rimanere il nostro punto di riferimento e la nostra ancora di salvezza”.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/19-ambiente/3431-l-ilva-chiudera-comunque.html

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