post referendum

Gianluca Coviello

IO LA PENSO COSÌ

Ho evitato non a caso di fare una analisi sul risultato del referendum a caldo, appena conosciuti i dati dell’affluenza. La notte a volte porta consiglio, chissà se è stato questo il caso. Credo che le urne abbiano dato un segnale molto chiaro a chi, ambientalista o no, sogna una Taranto diversa, se non a dimensione di bambino quantomeno di essere umano. È un risultato che regala una nuova occasione ai protagonisti della vita sociale della città per capire e interpretare per poi correggere gli errori. Chissà se anche questa volta l’opportunità verrà buttata al vento.

GRILLO NON PERVENUTO – Comincerei da alcune valutazioni sul movimento Cinque Stelle. Negli scorsi giorni ho applaudito all’iniziativa del gruppo alla Camera dei Deputati che, con una nota ufficiale, ha espresso sostegno al referendum. È stato l’unico a farlo insieme a Sel sulla quale credibilità, però, stenderei un velo pietoso… Una iniziativa lodevole ma che oggi, a urne chiuse, non può non lasciare spazio ad alcune valutazioni negative. Non è possibile, infatti, che un movimento come il 5 Stelle non abbia svolto un ruolo da protagonista nella vicenda con a capo il leader Beppe Grillo. Il comico genovese non ha preso posizione, non ha “cavalcato la tigre” se vogliamo usare una metafora. Qualcosa non va se ci si dimentica della morte dei tarantini ma si urla e sbraita per difendere una montagna da un buco (e lo dico da convinto No Tav). Qualcosa non quadra davvero e quel comunicato, per di più diffuso un giorno prima del voto, non assolve. Confido che Furnari e Labriola, i parlamentari ionici pentastellati, acquisiscano maggiore peso nel movimento e riescano a cambiarne gli equilibri di forza interni ponendo Taranto al centro e non in periferia. A cominciare dalla sensibilizzazione degli altri parlamentari pugliesi perché trovo miope, ridicolo, scandaloso, che non si siano convogliati i voti su uno dei due parlamentari ionici affinché entrasse in commissione ambiente della Camera. È un fatto gravissimo.

LE VERE COLPE SONO A TARANTO – Fin qui il 5 Stelle. Chi pensa di scaricare tutte le motivazioni del flop referendario sul movimento di Grillo, però, spera solo di salvare la propria faccia. Le colpe vere sono profonde. Sono tutte tarantine e sono la conseguenza di antichi errori perpetrati nelle diverse sconfitte dell’ambientalismo degli ultimi anni. In troppi si sono illusi che costruendo un forte consenso individuale si potesse realizzare una nuova coscienza civica. In realtà nessuno può arrivare a tutti senza che ogni parte dei tutti, o perlomeno la maggioranza, diventi a sua volta protagonista e responsabile. Ed ecco che il risultato del referendum segna la sconfitta delle associazioni-persona, guidate da gente amabilissima e che ha dedicato alla causa la vita ma stando troppo tempo in tv e sui giornali e troppo poco per la strada e in particolare in alcune strade della città. Il fatto che per l’ennesima volta il quartiere Tamburi sia stato il meno partecipe alla causa (è il quartiere dove hanno votato meno persone e dove Bonelli e gli altri candidati sindaco ambientalisti, alle ultime comunali, raccolsero meno) la dice davvero lunga. Una rivoluzione senza i quartieri caldi rimarrà sempre uno “sfogo” borghese che porterà pochi risultati. Non ci sarebbe mai stata la rivoluzione francese senza la rivolta delle classi meno abbienti. Si inizia dal porta a porta, dall’entrare nelle case di queste persone e non dal volantinaggio fatto per strada pochi giorni prima di un appuntamento elettorale.

LA BATTAGLIA COMUNE NON É LA SOMMA DI BATTAGLIE INDIVIDUALI – Lo stesso referendum nasce come decisione di una singola persona che, senza confronto con gli altri che condividevano le stesse idee, ha portato avanti la sua crociata: “Sono io il portavoce del comitato del referendum, sono io il riferimento per la stampa, sono io, io, io…”. Quattro anni fa in molti osteggiavano il referendum. Ci credeva solo Nicola Russo, i primi attivisti di Beppe Grillo e Taranto Oggi. La stragrande maggioranza degli ambientalisti tarantini hanno aderito nell’ultimo mese solo perché non potevano tirarsi indietro. Io ci credevo perché poteva essere l’occasione per entrare finalmente nelle case dei tarantini e parlare “faccia a faccia”, confrontandosi e sensibilizzando. E questo al di là del risultato. Si é capito presto però che le cose sarebbero andate diversamente. Si é creduto che un mix di vecchi mezzi di comunicazione, tv e giornali, e un “abuso” di quelli nuovi, soprattutto Facebook, potessero “evangelizzare” più del contatto umano. Nulla di più sbagliato. Solo guardando negli occhi le persone si costruiscono solidi percorsi comuni. Il problema è che la tv, i giornali e la rete ingigantiscono l’ “io” dei protagonisti mentre bussare a una porta come un mendicante è senz’altro meno “chic”. Ma se non si comincerà dal sporcarsi le mani non si andrà da nessuna parte.

SERVONO ASSOCIAZIONI “VERE” E UN LUOGO DOVE POSSANO CONFRONTARSI – La cosa che farebbe impallidire chiunque studi dall’esterno le dinamiche sociali di questa città, credo che sia il numero esiguo di associazioni ambientaliste reali, che vadano oltre la visibilità del singolo, che abbiano uno statuto, che si riuniscono con cadenza periodica programmata e che eleggono la propria rappresentanza. Chiunque si sveglia la mattina e fonda un comitato “ad personam” e per di più non intreccia collaborazioni positive con le altre realtà già esistenti. Non esiste una consulta degna di questo nome dove, in nome della causa comune, la stragrande maggioranza di chi ne fa parte sia in grado di convergere su iniziative condivise. Come dire: se la maggioranza vuole il referendum si fa, diversamente si rinuncia all’idea; un luogo di sintesi dove la via di mezzo annacquata, come quella che abbiamo vissuto, non sia neanche contemplabile. D’altronde solo l’unione fa la forza visto che, tra l’altro, se si contano gli attivisti di ogni singola associazione non si va oltre le dita di una mano . Mi è capitato in questi mesi di dover spiegare a colleghi non di Taranto i nostri problemi. In più di una occasione mi è stata posta questa domanda: “A Taranto mi risulta che ci siano 25 associazioni ambientaliste. Come sono organizzate?”. Ebbene, io ho scritto di questa città e della problematica ambientale negli ultimi 8 anni e a questa domanda non so che rispondere se non che ogni associazione ha meno componenti attivi e reali di una media famiglia italiana. Figuriamoci cosa può essere arrivato a chi in questi anni non ha fatto il giornalista e non era particolarmente sensibile al problema. Una enorme Babele.

Mi dispiacerebbe se queste mie considerazioni venissero lette in chiave negativa da chi, bene o male, almeno qualcosa per la città l’ha fatta. Il problema ambientale, però, è talmente grande che se lo si vuole affrontare bisogna cambiare registro. Sono convinto che la vicenda Ilva farà il suo cammino e che la società civile sia fuori tempo massimo per incidere nelle decisioni non avendo ancora superato il primo step organizzativo. Si può però ripartire da zero per affrontare tutte le altre sfide che verranno. È necessario ricostruire le fondamenta tornando a parlarsi. La rivoluzione francese non è stata fatta in un giorno e non perché un paio di persone l’avessero deciso

pagina fb di Gianluca Coviello.

Giornalista professionista

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