Il comune senso del pudore

L’ex presidente Ilva, Emilio Riva cita per danni il portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, per una somma di 500mila euro. All’indomani dell’esito referendario sulla chiusura dello stabilimento e della decisione della Consulta sulla legittimità della legge ‘salva-Ilva’, l’ex patron del siderurgico stupisce denunciando l’ex candidato sindaco di Taranto.

Il leader dei Verdi e e attuale consigliere comunale a Taranto, Angelo Bonelli è stato raggiunto da una denuncia a nome del patron Ilva, Emilio Riva. La citazione per danni segue la querela con la quale il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini,  chiamava in causa lo stesso Bonelli, “reo” di aver accusato il ministro di aver celato i dati sulla mortalità nel capoluogo jonico. Ora è lo stesso Riva a denunciare l’ex candidato sindaco di Taranto e lo fa per 500mila euro. “Occorre esprimere la solidarieta’ di tutti coloro che lottano a Taranto contro l’inquinamento”. Commenta Alessandro Marescotti, presidente Peacelink.

“La notizia della citazione per danni da parte di Emilio Riva al consigliere comunale Angelo Bonelli ci lascia esterrefatte- dichiara il Comitato Donne per Taranto-  Ancora una volta si tenta con queste iniziative, strategicamente studiate, di voler tappare la bocca a chi si batte in difesa dei diritti inalienabili, schiacciati da inquinatori e da politici compiacenti. Questa città, per troppo tempo supinamente piegata, sta alzando la testa e non si fermerà dinanzi a tali azioni”.

“Ribadiamo, con convinzione sempre più crescente, il nostro impegno a difesa della Vita denunciando chiunque, non solo ha continuato e continua a metterla a rischio, a favore del profitto, ma anche coloro che possono fare e non fanno nulla per tutelarci”. Lascia senz’altro sgomenti la decisione assunta dallo stesso patron del gruppo, considerando il suo attuale coinvolgimento nell’inchiesta “Ambiente svenduto”, con la quale la magistratura jonica sollevava dubbi sostanziali sulla condotta dell’ex presidente dello stabilimento, in relazione alla gestione della fabbrica e alla lucida consapevolezza di operare in direzione opposta alla tutela della salute e dell’ambiente, (inquinando dunque sapendo di inquinare). Ora, quest’azione giudiziaria pare porsi al di là del comune senso del pudore.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/30-attualita/3518-il-comune-senso-del-pudore.html

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