Il sindaco di ta…un pediatra! intercettazioni

(ANSA) – TARANTO, 26 APR – Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, e’ indagato per abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta chiamata ‘Ambiente svenduto’. Il primo cittadino ha ricevuto un avviso di proroga delle indagini per altri sei mesi durante i quali la procura vuole accertare eventuali responsabilita’ di quanti avrebbero consentito all’Ilva di evitare o pilotare i controlli ambientali negli ultimi anni. L’inchiesta, nel novembre scorso, porto’ all’arresto di diverse persone.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/04/26/Ilva-indagato-sindaco-Taranto-Stefano_8614759.html?idPhoto=1ezio-stefano-il-sindaco-con-la-pistola-al-seggio

Leggete cosa dichiara questo signore ( Lui non è il mio sindaco)

Ilva: sindaco Taranto, nessuna comunicazione su indagini ma se vere mi dimetterei

Taranto, 26 apr. (Adnkronos) – ”Io non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale da parte della magistratura, ne’ ora, ne’ in precedenza. Mi sento a posto con la mia coscienza e con la legge ma, qualora dovessi ricevere ufficialmente questo avviso di proroga delle indagini di cui si parla su un quotidiano, mi dimetterei dalla carica”. Lo dice all’Adnkronos il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, a proposito della notizia pubblicata oggi da un quotidiano circa l’avviso di proroga delle indagini preliminari per abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio che sarebbe stato emesso nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica della citta’ jonica, denominata ‘Ambiente Svenduto’, relativa a presunte manovre da parte di organi istituzionali per evitare o addolcire i controlli ambientali sull’Ilva. Gia’ a novembre quando erano stati adottati altri provvedimenti cautelari da parte del gip Patrizia Todisco, si era parlato di una iscrizione del primo cittadino nel registro degli indagati. ”Mi hanno informato che questo avviso di proroga delle indagini – aggiunge Stefa’no – sarebbe legato a un esposto dell’avvocato Condemi (esponente dell’opposizione ndr) in merito all’Autorizzazone integrata ambientale del 2011”. ”Fermo restando – ribadisce – che non ho ancora ricevuto nessuna comunicazione e che sono a disposizione dei magistrati qualora dovessero chiamarmi per chiarire, se dovessi riceverla io mi dimettero’ perche’ non sarei nelle condizioni di amministrare con serenita’ la citta’. Una citta’ difficile, piegata da tante difficolta’: disoccupazione, cassa integrazione, malattie, ecc. In quella condizione di indagato rallenterei tutte le attivita’ amministrative”.

(26 aprile 2013 ore 12.16)

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Riduci dimensione carattere
Ilva, ecco le intercettazioni
che provano la corruzione

TARANTO – Descrive un sistema di potere ramificato. Capace di arrivare a chiunque, almeno a parole, per sistemare le faccende dell’Ilva. È ricca di spunti l’informativa redatta dal Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede indagati Fabio Riva, per una fase presidente del siderurgico, Girolamo Archinà, potente pubblic relations man del gruppo Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso e il consulente della Procura ed ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Un lavoro meticoloso, quello compiuto dagli uomini guidati dal capitano Giuseppe Di Noi, confluito ieri mattina negli atti all’attenzione del tribunale del riesame chiamato a decidere se confermare o meno gli arresti di 8 tra proprietari e dirigenti dell’Ilva e il sequestro dell’area a caldo. I pubblici ministeri hanno deciso di depositare una parte di quell’informativa allo scopo di dimostrare la capacità di inquinamento probatorio del gruppo Riva.

All’attenzione dei giudici ma anche della difesa degli indagati sono finite così alcuni stralci di intercettazioni telefoniche e ambientali. La storia principale è quella raccontata ieri dalla Gazzetta, cioè della busta bianca – contenente 10mila euro per l’accusa, la bozza di un protocollo per la difesa – consegnata da Archinà al professor Liberti il 26 marzo del 2010 nel retro della stazione di servizio ubicata ad Acquaviva delle Fonti, sull’autostrada Taranto-Bari. Attorno a quella vicenda – tutta peraltro ancora da definire visto che ieri mattina la difesa del gruppo Riva ha depositato un verbale dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa che sostiene che quei soldi, quei diecimila euro, erano per lui – ruota ben altro. Parte ancora rigorosamente coperta da segreto istruttorio e dunque destinata ad ulteriori analisi da parte dei pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Giovanna Cannalire che un mese fa hanno ereditato il fascicolo dal collega Remo Epifani, parte invece rivelata. Il perno del sistema di potere dell’Ilva sembra Archinà, consulente del gruppo Riva per la comunicazione e le questioni ambientali. Archinà tiene i rapporti con i giornalisti ma anche con politici e organi di controllo. In una telefonata con l’allora direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso discute di un controllo annunciato da Arpa e Asl e senza mezzi termini dice al collega che «quelli, con la sedia legata al culo devono stare, altro che controlli».

Poi parla con Liberti, suo co-indagato, a cui chiede spiegazioni sulla perizia che il docente stava facendo per conto della Procura. Rimprovera brutalmente il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato, reo, a suo dire, di aver calcato la mano in una relazione sul micidiale benzo(a)pirene emesso dall’Ilva, con Assennato che cerca di giustificarsi, suggerendo la convocazione di un tavolo per trovare una soluzione. Archinà ha dimestichezza con i dirigenti, vecchi e nuovi, della Regione che si occupano di ambiente. Ma vanta conoscenze anche a Roma. Parlando, nel 2010, con un consulente del gruppo Riva, già funzionario del Cnr, discute dei componenti della commissione ministeriale che sta esaminando l’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Il discorso scivola su Corrado Clini, oggi ministro dell’Ambiente, all’epoca dei fatti direttore generale del ministero. Archinà tranquillizza il suo interlocutore, forse vantandosi forse chissà: «Clini è uomo nostro».

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