Si produce poco, chiude il treno nastri 1

Ilva, la Finanza ora indaga su una struttura parallela
Si produce poco, chiude il treno nastri 1 

 

 

di MIMMO MAZZA 

TARANTO – Chi comanda nell’Ilva ? E’ vero che esiste da anni una rete parallela di governo, dominata dai cosidetti «preposti», funzionari di Riva Fire (la società controllante di Ilva spa) spediti di volta in volta nei reparti per vigiliare, dare istruzioni e curare senza andare troppo per il sottile, gli interessi dei padroni? Sono le domande alle quali stanno cercando di dare una risposta i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria che, su delega del procuratore aggiunto Pietro Argentino, hanno compiuto una ispezione all’interno della fabbrica, acquisendo, come la Gazzetta è in grado di rivelare, l’elenco del personale operante all’interno del complesso industriale, completo della generalità dei dipendenti, della loro qualifica, dell’area di appartenenza, nonché la mansione ricoperta nel periodo compreso tra il 2006 e il 2013; gli organigrammi del personale che opera ed ha operato in tutti i reparti aziendali, comprese le aree sotto sequestro; l’elenco del personale esterno del gruppo Riva che opera all’interno della fabbrica; l’ormai famosa lettera di dimissioni redatta da tecnici, ingegneri, capi, dirigento dello stabilimento lunedì scorso e gli atti di nomina a direttore dello stabilimento dell’ingegner Antonio Lupoli. I finanzieri, guidati dal tenente Arturo Boccuni, hanno inoltre chiesto di conoscere i nomi di chi ha usufruito degli alloggi della foresteria ubicata all’interno dell’Ilva, le generalità dei dipendenti di Riva Fire abilitati all’ingresso nell’acciaieria e altri documenti necessari per verificare chi, anche negli ultimissimi giorni, è venuto dall’esterno in fabbrica per svolgere il ruolo di capo ombra.

I finanzieri sono andati via portando organigrammi e carte anche in formato elettronico ed ora dovranno mettersi al lavoro per capire se davvero all’interno del siderurgico ha operato e ancora opera una organizzazione aziendale parallela rispetto a quella ufficiale.

Proprio sulle dinamiche riguardante il personale della fabbrica, ha insistito molto il gip Patrizia Todisco nel decreto di sequestro preventivo ancora in corso di esecuzione da parte dei militari delle Fiamme Gialle. «La mancata attuazione di un modello organizzativo e gestionale adeguato rispetto alla complessità aziendale – ha scritto il magistrato, disponendo il sequestro di Rive Fire e dei beni dell’Ilva non essenziali per la continuità produttiva – ha rappresentato concausa non trascurabile in relazione agli infortuni occorsi negli ultimi mesi che hanno comportato lesioni gravissime di un lavoratore ed il decesso di altri tre operatori, tutti impegnati nello svolgimento delle proprie attività lavorative, svolte in assenza di adeguate istruzioni operative e di misure tecniche atte a prevenire e ridurre i rischi per la salute e la sicurezza degli stessi».

 

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=624386#.UahT0Gfcpo4.facebook

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