Sparrow Point

 

L’ILVA Americana: la storia di Sparrow Point

da Agostino Di Ciaula (Note) Domenica 23 giugno 2013 alle ore 18.00

L’acciaieria di Sparrow Point, gigante dell’acciaio, per quasi un secolo ha prodotto acciaio più di ogni altro impianto americano. Oltre all’acciaio produceva anche “kish”, come lì viene chiamata quella polvere che i tarantini conoscono bene, perché invade ogni minuto le loro vite (e anche la loro morte, considerata la contaminazione del cimitero).

La Environmental Protection Agency, l’agenzia ambientale americana, ha certificato in passato il grado di compromissione ambientale e il rischio sanitario per i residenti.

I proprietari dell’acciaieria acconsentirono ad un intervento di “ambientalizzazione” (come si è detto per ILVA) nel 1997, investendo 50 milioni di dollari. Successivamente i residenti dell’area si divisero tra chi avrebbe preferito soluzioni più aggressive e chi temeva di perdere il lavoro.

L’obsolescenza degli impianti, i costi del mantenimento dell’ambientalizzazione, la crisi dell’acciaio e i debiti accumulati hanno fatto il resto, facendo dichiarare alla Bethlehem Steel, proprietaria del sito, bancarotta nel 2001. I lavoratori impiegati nell’area si erano ridotti, nel corso degli anni, da circa 30.000 a soli 2.000.

Christine Gangi ha abitato lì per 13 anni, combattendo quotidianamente con il “kish” e con i timori per la salute dei propri figli, nonostante le rassicurazioni degli enti governativi sulla “sicurezza sanitaria” dell’impianto. La paura non l’ha mai abbandonata, anche se sino ad ora i suoi bambini se la sono cavata solo con qualche crisi asmatica. Intervistata, ha affermato “è un peso che mi porterò dentro sino alla morte”. Ovviamente il “kish” ha continuato ad essere quotidianamente presente anche dopo il 1997 e l’”ambientalizzazione”.

Nel 2007 all’azienda fu imposto di limitare le emissioni di“kish” e a questo seguirono dichiarazioni sulla riduzione del numero degli eventi rispetto al passato, esattamente come ILVA dichiara in questi giorni per gli episodi di “slopping”.

L’impianto di Sparrow Point è ora una città fantasma. Ha chiuso a maggio 2012.

Si sta pensando di radere al suolo l’impianto e di realizzare in quella penisola un terminal marittimo che darebbe lavoro a migliaia di persone. In un’altra zona dell’ex impianto c’è un progetto per realizzare insediamenti energetici alimentati a fonti rinnovabili.

Gli ex lavoratori hanno beneficiato inizialmente di varie forme di ammortizzatori sociali e, successivamente, di programmi per l’impiego finanziati dal governo. I residenti hanno citato in giudizio gli ultimi proprietari dell’impianto per i danni subiti.

A volte la storia naturale delle cose fa ciò che l’uomo non ha voluto fare.

Intanto, a differenza di Taranto, a Sparrow Point hanno smesso di ammalarsi e morire di “kish”, anche se Christine Gangi è convinta (ed ha ragione) che per i suoi bambini il rischio non si è chiuso con l’acciaieria.

 

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