Ilva, l’Ue apre una procedura contro l’Italia

Per Bruxelles non sono rispettate le norme a tutela dell’ambiente. Violato così il principio del “chi inquina paga”. La Commissione Ue si è detta però pronta “ad aiutare le autorità italiane nei loro sforzi

12:48 – L’Unione europea ha avviato un’azione contro l’Italia per l’Ilva di Taranto. La Commissione “ha accertato” che Roma non garantisce che l’Ilva rispetti le prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, con gravi conseguenze per salute e ambiente. Bruxelles ritiene quindi che Roma sia “inadempiente” anche sulla norma per la responsabilità ambientale.

La Commissione, “pur ritenendo un segnale positivo i recenti impegni assunti dalle autorità italiane per rimediare alla situazione dell’Ilva, chiede tuttavia all’Italia di rispettare gli obblighi cui è tenuta ai sensi della direttiva Ippc e della direttiva sulla responsabilità ambientale”, si legge in una nota. Inoltre Bruxelles si dice pronta ad aiutare “le autorità italiane nei loro sforzi per risolvere queste questioni gravi”.

“Chi inquina paga” – La direttiva sulla responsabilità ambientale sancisce, infatti, il principio “chi inquina paga”. Per questo motivo, su raccomandazione del Commissario per l’ambiente Janez Potocnik la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, concedendole due mesi per rispondere. Secondo quanto spiegano a Bruxelles, la maggior parte dei problemi deriva dalla “mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell’acciaio”. Ai sensi della direttiva, le attività industriali ad alto potenziale inquinante devono infatti essere munite di autorizzazione.

“Aria, acqua e suolo inquinati” – Le prove di laboratorio “evidenziano un forte inquinamento dell’aria, del suolo, delle acque di superficie e delle falde acquifere, sia sul sito dell’Ilva, sia nelle zone abitate adiacenti della città di Taranto. In particolare, l’inquinamento del quartiere cittadino di Tamburi è riconducibile alle attività dell’acciaieria”.

Oltre a queste violazioni della direttiva IPPC e al conseguente inquinamento, risulta che “le autorità italiane non hanno garantito che l’operatore dello stabilimento dell’Ilva di Taranto adottasse le misure correttive necessarie e sostenesse i costi di tali misure per rimediare ai danni già causati”.

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