Ilva, uno scandalo a fumetti

Lo sceneggiatore di ‘Ilva. Comizi d’acciaio’, appena arrivato in libreria con le tavole di Giuliano Cangiano, spiega come è nata la graphic novel sulla tragedia ambientale di Taranto

di Carlo Gubitosa

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Ilva, uno scandalo a fumetti

Il saggio a fumetti “Ilva. Comizi d’acciaio” è nato dall’esigenza di dare voce con la forza delle immagini alla storia di una città, un popolo e di un’industria che troppo spesso sono stati relegati ai margini della cronaca.Era un’esigenza che io sentivo in quanto “tarantino della diaspora” strappato a quell’aria dai miei studi universitari, e che ha trovato un ottimo interprete in Giuliano Cangiano, il fumettista siciliano d’origine e romano d’adozione che ha dato corpo e voce ai miei racconti con le sue matite. Sbirciando “dietro le quinte” del fumetto, la mia parte in questo racconto è stata il tradizionale lavoro di documentazione e ricerca che accompagna ogni inchiesta giornalistica, lo stesso lavoro che il reporter mette a disposizione del suo fotografo, l’inviato mette a disposizione del suo cameraman, e che io ho messo a disposizione del fumetto, un linguaggio che sta allargando i suoi confini a partire dall’intrattenimento per raggiungere anche la cronaca e la storia contemporanea.

La parte di Giuliano, invece, è stata quella di dare spessore e tridimensionalità ai nostri racconti, che coprono mezzo secolo d’industria con l’obiettivo di recuperare anche quella parte di storia in cui l’acciaio sembrava promettere, e non negare, un futuro migliore ai cittadini. Per diversi mesi abbiamo esaminato filmati e materiale fotografico, abbiamo intervistato testimoni diretti delle vicende legate all’Ilva, abbiamo approfondito il legame che unisce l’impatto ambientale dell’industria siderurgica con lo sfruttamento minerario e la deforestazione del Brasile, abbiamo sfogliato gli atti giudiziari del caso Ilva per distillare le informazioni riversate nelle infografiche di Antonella Carnicelli che corredano il fumetto.

 

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Affrontando quella montagna di carte abbiamo scoperto che l’ordinanza di sequestro degli impianti firmata dal GIP Todisco nel 2012 è anche un efficacissimo compendio per capire come funziona il processo industriale dell’Ilva e quali sono i nodi più critici delle emissioni inquinanti. Abbiamo tradotto dal linguaggio della burocrazia a quello della grafica numeri che spiegano quante tonnellate di polvere sono disperse ogni anno nell’ambiente, quali sono le morti e le malattie sicuramente associabili alle emissioni industriali, quali sono gli impianti che producono la maggiore quantità di polveri.

Lo sguardo che abbiamo dato al presente e al passato di Taranto è stato arricchito dallo sguardo sul futuro dell’acciaio contenuto nella prefazione di Alessandro Marescotti, l’animatore e fondatore del network ecopacifista tarantino “PeaceLink”, che da anni svolge il ruolo di “sentinella dell’ambiente” nel capoluogo pugliese. Leggendo la bella analisi fatta da Marescotti è chiaro come il problema non sia solo l’impatto ambientale dell’industria, ma anche l’impatto culturale di un modello di sviluppo che ci spinge a produrre sempre più acciaio anche quando non ne avremmo bisogno, e ci costringe a inventarci “grandi opere” per mantenere in vita un mercato ormai agonizzante. Oppure a reinventarci un futuro con nuovi modelli di sviluppo umano e industriale dove il diritto alla salute non viene subordinato al diritto di lavorare.

Anche le storie più paradossali e incredibili di questo fumetto sono rigorosamente vere, e sono appena una minima parte di quelle che abbiamo raccolto durante la lavorazione del libro. In autunno stiamo pensando ad una edizione da collezionisti arricchita con contenuti extra, ma anche così l’umanità, la dignità e la resistenza vitale che abbiamo incontrato in questo percorso di ricerca artistica e giornalistica sono più di quanto qualunque libro potrà mai contenere

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