In Puglia fiume di rifiuti che nessuno ha visto

Rifiuti

BARI – In 14 anni sembra non essere cambiato nulla. Differenziata troppo bassa, emergenza impianti, termovalorizzatori, importazioni ed esportazioni incontrollate, discariche abusive. Dalla prima relazione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in Puglia (datata dicembre 1998) fino alla più recente (luglio 2012) cambiano forse i nomi, ma i temi sono sempre gli stessi: ora – come allora, nonostante le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone – viene esclusa la presenza stabile della mafia. Ma c’era (e c’è) un allarme su quello che accade a riflettori spenti.

Le indagini delle procure di mezza Italia dimostrano che la Puglia (e in particolare il Tarantino) è terminale di enormi traffici: la relazione infatti parla di «uno spaccato inquietante sui traffici illeciti di rifiuti diretti in Puglia», La discarica Vergine di Lizzano, che dal 2004 al 2009 ha ricevuto scarti di lavorazioni industriali resi innocui cambiando un pezzo di carta. E la Ecolevante di Grottaglie, che pur essendo una discarica di rifiuti speciali diventa punto di arrivo dell’immondizia campana. Ma questo alle procure pugliesi e alla Regione non risulta.

E dunque (luglio 2012, presidente della commissione è il pdl Gaetano Pecorella) arrivano i rimbrotti: «Meraviglia, dunque, che in loco non siano state sviluppate indagini, né che siano state segnalate le indagini sopra menzionate, da parte degli organi di controllo e degli organi investigativi locali. Si tratta di un gap conoscitivo da parte delle autorità locali che non può non incidere negativamente sulla programmazione delle attività di controllo e prevenzione, che dovrebbero essere orientate anche in ragione dell’individuazione di zone o settori particolarmente sensibili».

Nel 1998, la commissione aveva dedicato 14 righe al problema dell’infiltrazione mafiosa. I clan pugliesi «non risultano direttamente interessati al controllo », e i reati amb ientali «non sembrano collegati ad attività di tipo mafioso, sebbene a fenomeni illeciti di smaltimento transregionali». Ma anche all’epoca, esisteva un enorme problema di abusivismo. «I dati sono impressionanti – mette a verbale il prefetto Giuseppe Mazzitello, commissario per l’emergenza rifiuti, il 6 ottobre 1999 -: decine di chilometri dell’Alta Murgia pieni di fanghi, di porcherie, discariche abusive dappertutto». «Lo sviluppo delle attività illecite – aveva spiegato invece l’allora presidente della Regione, Salvatore Distaso – è agevolato e favorito dalla mancanza sul territorio di una rete di impianti e di strutture che possono assicurare flussi determinati e regole certe».

Quattordici anni hanno insegnato, però, che pure con gli impianti realizzati i flussi illegali non si fermano. Vedi le 14mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi finiti alla «Vergine», grazie alla semplice modifica del codice Cer (l’«etichetta» che contraddistingue i rifiuti): 468 camion in 5 anni hanno attraversato indisturbati la Puglia, dove non sono stati controllati nemmeno una volta. A scoprire il trucco è stata la procura di Lanciano, con le Arpa di Abruzzo e Molise che in quei carichi sulla carta innocui hanno trovato «big-bags contenenti polveri di verniciatura, fanghi disidratati di depurazione, plastica, metallo e altri rifiuti». Scaricarli in Puglia ha permesso a qualcuno di risparmiare il 70% sui costi di smaltimento.

C’è voluta la procura di Milano, invece, per scoperto il trucco grazie al quale a Grottaglie arrivata l’immondizia campana trattata nel tritovagliatore di Giffoni Valle Piana. Da qui decine di camion salivano ogni giorno a Varese, dove i rifiuti venivano «fittiziamente sottoposti a un trattamento» che portava all’attribuzione del codice Cer 19.12.12 triplicandone così il valore: 100 euro a tonnellata per il solo smaltimento. Giffoni-Bologna-Olgiate Olona- Taranto. Eppure, il procuratore Franco Sebastio ha detto alla commissione Pecorella che non risultano pendenti indagini relative a traffici illeciti di rifiuti», né tantomeno «risultano verifiche negative effettuate dalla locale Arpa in merito al conferimento di rifiuti diversi da quelli autorizzati».

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