Report e la VERITA’ su Taranto

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-eb349f06-8a3d-43e5-94d9-03a93e850381.html?refresh_ce ( qui il video )

Grazie alla complicità dei poteri forti, ai blandi controlli, alle regole su misura, oggi l’Ilva è una barca alla deriva, con i proprietari, i milanesi Riva, che hanno perso il comando, lasciando le casse vuote. Report farà vedere dove sono finiti i generosi profitti intascati dai Riva grazie alla produzione d’acciaio a Taranto e che avrebbero dovuto investire nel risanamento.

PATTO D’ACCIAIO

di Sabrina Giannini

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Il catrame veniva miscelato con scorie della lavorazione come il benzolo e naftalene. Un doppio guadagno per chi oltre a risparmiare sullo smaltimento di quei rifiuti pericolosi lucrava dalla vendita del catrame tossico, finito sotto i piedi di tutti noi.
E’ l’atto della magistratura di Taranto che ha appena concluso le indagini sul disastro ambientale causato dall’Ilva, dove per anni si è perseguito l’obiettivo del profitto anche a discapito della salute, non soltanto dei tarantini.

SERIVIZIO DI LUIGI ABBATE DEL 19/11/2009
LUIGI ABBATE
Ingegner Riva è stata descritta una realtà paradisiaca ma non sembra proprio così visti i tanti morti di tumore che ci sono a Taranto.

EMILIO RIVA

Vede il dibattito…non posso parlare adesso…vieni, il dibattito sui tumori è la sua opinione è completamente…

LUIGI ABBATE

Allora sono false le voci di morti di tumore

EMILIO RIVA

Si.

LUIGI ABBATE

Ah ecco ce le siamo inventate.

EMILIO RIVA

Ve le siete inventate

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Emilio Riva, il re dell’acciaio e proprietario dell’Ilva, quattro anni fa non era abituato alle domande scomode.

LUIGI ABBATE

Filma, filma, filma…Ingegnere mi dia il microfono, dottore mi dia il microfono, filma tutto filma.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Sottrarre il microfono ad un giornalista è nello stile di Girolamo Archinà, una carriera cominciata da autista e finita a capo delle relazioni istituzionali dell’Ilva.
Quando nel 2010 la magistratura di Taranto intercetta le telefonate comprende quale sia il ruolo di facilitatore di Archinà, che gli riconosce anche il nipote del suo titolare: “lei è il maestro degli insabbiamenti”.

LUIGI ABBATE

Dottor Archinà mi faccia parlare.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Con le buone o con le cattive Archinà è riuscito ad ottenere consenso e complicità da

giornalisti, politici, funzionari pubblici, sindacalisti, perfino prelati…

SABRINA GIANNINI

Perché una volta non vi confessate pure voi?

MARCO GERARDO – PARROCO DI TARANTO No, no abbia pazienza.

SABRINA GIANNINI

Solo a capire la generosità…padre…la generosità dei Riva se l’avevate percepita finalizzata a qualcosa.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Archinà allungava offerte in contanti “per opere di carità” al Vescovo Benigno Papa, provvedeva devotamente al rifacimento della facciata della chiesa nel quartiere tamburi macchiata dai minerali e dai vapori celestiali dell’Ilva, santificata ai piedi di Cristo.

IPPAZIO STEFANO – SINDACO DI TARANTO

Nel quartiere Tamburi in un anno ci sono 4 persone con il tumore del polmone, nel quartiere di Lama che è lontano, ce ne è una quindi è evidente che c’è. Che cosa dobbiamo dimostrare di più? Che cosa stiamo aspettando di più?

SABRINA GIANNINI

Senta ma sarà per questo che i Riva avevano regalato le fontanelle per il cimitero di Tamburi, perché servivano più li?

IPPAZIO STEFANO – SINDACO DI TARANTO

No guardi, no, questa è una cosa… a parte gliela spiego subito perché io voglio ricordarle che sono il primo sindaco che ha fatto pagare le tasse alla famiglia Riva per la prima volta hanno pagato quello che dovevano pagare per le tasse allo stato e quindi ai tarantini.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Non confondiamo però l’ici con le tasse sui profitti. Perché qui ci sono in ballo 2 miliardi in parte sequestrati e c’è da capire se erano tasse evase. Ora premesso che tutte le persone di cui si parla sono non colpevoli fino a prova contraria, cioè fino al terzo grado di giudizio, l’Ilva non è solo un fatto di Taranto, perché il catrame tossico è stato venduto invece di essere smaltito e potremmo averlo sotto ai piedi. Mai come in questo caso si può dire che tutte le strade portano a Taranto. perché su quell’acciaio si fonda un settore produttivo che va dalle infrastrutture alle pentole. E a breve i correntisti delle più grandi banche potrebbero, a loro insaputa, dover correre in soccorso, e non tanto perché manca il lavoro, ma perché i sistemi di produzione non sono più compatibili con le norme di sicurezza e ambientali. C’è modo e modo di fare impresa e non si può ed è troppo facile buttarla anche sempre sul ricatto occupazionale. Eppure i Riva erano degli innovatori. Che cosa è successo? La nostra Sabrina Giannini con la rete di complicità e lo scambio di favori.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

l’Ilva ha goduto di enormi favori, a volte gratuitamente a volte agevolati dalle mazzette: secondo gli inquirenti questo video mostra Archinà che consegna 10 mila euro all’ingegner Lorenzo Liberti, il perito dalla procura che nel 2010 doveva pronunciarsi sulle emissioni di diossina. L’inchiesta “ambiente svenduto” iniziata 4

anni fa, apre agli inquirenti scenari aberranti sulle capacità dei vertici dell’Ilva di infiltrarsi e manipolare le istituzioni. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata al “disastro ambientale e avvelenamento di alimenti per Riva padre e i figli Fabio e Nicola, e per i vertici aziendali”. I governi hanno bloccato sistematicamente l’azione della magistratura ritardando di fatto il risanamento. Gli aiuti che l’Ilva ha avuto dai banchieri e dai politici sono di lunga data: consentendo ai Riva di risparmiare e aumentare il profitto, finito nei paradisi fiscali.

FABIO RIVA

Due tumori in più all’anno… una minchiata.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Fabio Riva, 59 anni, primogenito di Emilio quando il 27 novembre di un anno fa parte l’ordine di arresto dal tribunale di Taranto lui è già a Londra.
Trovare il suo rifugio non è stato facile, vive in affitto al quarto piano di questo palazzo nel cuore di Londra, l’appartamento è stato acquistato per 4 milioni di euro da una società costituita a Panama. Apparentemente non riconducibile ai Riva, che a Panama e in altri paradisi fiscali hanno aperto loro società.

Raggiunto da mandato di cattura internazionale e irreperibile per due mesi, Fabio Riva si è costituito lo scorso gennaio a Scotland Yard ottenendo così la libertà vigilata su pagamento di una cauzione.
I magistrati della corona stanno valutando se accogliere la richiesta di estradizione, di norma impiegano 2 mesi, ne sono passati 11. Fabio Riva non è un uomo qualunque, è il vicepresidente del quarto gruppo siderurgico d’Europa, la sua famiglia ha avuto anche un certo riguardo a portare molti soldi nel paradiso fiscale dell’isola di Jersey, alle dipendenze dirette di sua Maestà, la regina Elisabetta.

Basta un’ora di volo da Londra per atterrare nel Jersey, la più grande isola del canale della manica. Ci sono più società offshore che abitanti, molti dei quali impegnanti nell’attività prevalente dell’isola: la gestione di fondi fiduciari. Abbiamo chiesto invano un’intervista alla polizia, alla magistratura e ai gestori del trust Ubs dove i Riva avevano un miliardo e 200 milioni di euro. Fondi non tassabili, perché nel trust la proprietà risulta di altri, anche se in questo caso i beneficiari erano Emilio Riva e suo fratello Adriano.

Non avremmo saputo di questo tesoro rimasto parcheggiato quasi 20 anni nel paradiso fiscale se la guardia di finanza di Milano non avesse scoperto un’irregolarità nello scudo fiscale richiesto da Emilio Riva nel 2009 per far rimpatriare i soldi pagando soltanto il 5% di tasse, come prevedeva la norma varata dal governo Berlusconi. Secondo la procura di Milano lo scudo sarebbe stato fatto attraverso una dichiarazione falsa sottoscritta dai due fratelli Emilio e Adriano. Indagando, gli uomini della guardia di finanza si trovano davanti a 8 trust dai nomi esotici istituiti esclusivamente per celare chi fosse il reale proprietario dei beni tanto che prima di finire nel Jersey erano schermati da 4 società delle isole Cayman un altro paradiso fiscale.

L’isola di Jersey avrebbe potuto agevolare la ricerca di altri patrimoni evasi, rintracciarne la provenienza e i beneficiari lasciava sperare bene questo accordo tra il governo monti e quello del Jersey siglato il 13 marzo del 2012, serviva soltanto la ratifica dei due stati, uno dei due però non l’ha fatto quello che aveva più interesse: l’Italia. Monti ha impiegato ben 6 mesi primo di presentarlo per la ratifica alle camere, che poi si sono sciolte anzitempo e quell’accordo utile a stanare gli evasori e i riciclatori giace ancora dimenticato nel cassetto. A quel miliardo e 200 milioni, potrebbero aggiungersene altri 700, per ora congelati dalla magistratura del Jersey mentre i fratelli Emilio e Adriano Riva oggi sono indagati per truffa aggravata e trasferimento fraudolento di valori.

DOCUMENTARIO ISTITUZIONALE NASCITA ILVA

Un mondo sonnolento un destino umano che ha sempre avuto un nome solo: povertà. Ma improvvisa una forza nuova la macchina. Ulivi secolari cadono come burattini di vetro, le macchine hanno fatto il vuoto le mine compiranno l’opera. Dal suolo sorge una nuova inattesa vegetazione è il primo elemento di un gigantesco centro siderurgico che l’Italsider sta costruendo a Taranto e che diverrà il nucleo più potente e moderno della siderurgia italiana. È il primo passo verso una trasformazione profonda che giungerà a mutare sostanzialmente il volto e la vita del mezzogiorno, del mezzogiorno agricolo, del mezzogiorno povero.

SABRINA GIANNINI

60 anni dopo il bucolico progetto meridionalista che ha cambiato Taranto è incompatibile con il bene primario: la vita. Il primo gregge abbattuto è quello di Vincenzo Fornaro.

VINCENZO FORNARO – ALLEVATORE

Furono caricati il 10 dicembre e furono abbattuti il giorno dopo. Questo è il cancello che tutte le mattine si apriva per farli uscire e tutte le sere al tramonto si richiudeva una volta che erano rientrati. Sono ormai cinque anni che si è completamente svuotato e da allora è calato il silenzio. Io lo chiamo il silenzio assordante su questa azienda.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

I 600 animali di Fornaro avevano un livello di diossina tre volte il limite consentito. A ruota vengono abbattute le greggi di altre 13 aziende. Oggi vige ancora il divieto di pascolo libero nel raggio di 20 chilometri dall’acciaieria.
Nei pressi dell’ILVA i bambini non possono accedere e giocare nelle aree verdi.

Per generazioni hanno accumulato diossina e sostanze ancor più cancerogene. A chiedersi quali danni può aver provocato l’accumulo di queste sostanze è soltanto la magistratura, i risultati della perizia escono nel 2012 e per la prima volta c’è un dato, le emissioni dell’ILVA sarebbero causa di 30 decessi l’anno nella popolazione.

La tutela dell’industria siderurgica ha la precedenza: perché produce l’acciaio per la meccanica e le auto, quindi e’ strategica. Così strategica da farla fallire per poi svenderla ai privati.

MARGHERITA BALCONI – DOCENTE ECONOMIA APPLICATA UNIVERSITA’ DI PAVIA
Quello che è successo in Italia non è successo negli altri paesi d’Europa, cioè il livello di corruzione, di debito pubblico cresciuto in modo così continuo per tutti gli anni ’80 e successivi.

SABRINA GIANNINI

Anche grazie alla siderurgia.

MARGHERITA BALCONI – DOCENTE ECONOMIA APPLICATA UNIVERSITA’ DI PAVIA
Anche grazie alla siderurgia pubblica. Dal 78 al 93, 16 anni, sono arrivati alla siderurgia pubblica 33,9 miliardi di euro a valore 2010 di aiuti intesi come ripianamento delle perdite e pagamento dei debiti. 2,1 miliardi all’anno per 16 anni.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Praticamente una manovrina economica all’anno per apparecchiare con posate d’ acciaio inossidabile la mangiatoia del pentapartito.

SABRINA GIANNINI

Però i manager erano manager sostanzialmente scelti dalla politica, che eseguivano gli ordini della politica.

MARGHERITA BALCONI – DOCENTE ECONOMIA APPLICATA UNIVERSITA’ DI PAVIA
Assolutamente sì. Assolutamente sì. Cioè non era premiata la competenza. La produttività era la metà. Cioè si produceva per addetto 350 tonnellate all’anno rispetto ai 600 che si producevano in stabilimenti analoghi in Giappone. Quindi c’erano il doppio delle persone che servivano.

SABRINA GIANNINI

Alla base di Taranto si può dire che ci sia stata la logica dello scambio di voto?

MARGHERITA BALCONI – DOCENTE ECONOMIA APPLICATA UNIVERSITA’ DI PAVIA
Sì, sì la logica di creare posti di lavoro e quindi raccogliere in cambio dei risultati elettorali.

SABRINA GIANNINI

Senta perché lo stato a un certo punto nel 1995 vende l’Italsider o meglio vende l’ILVA…

MARGHERITA BALCONI – DOCENTE ECONOMIA APPLICATA UNIVERSITA’ DI PAVIA
Perché era diciamo, era un atto dovuto. Era una sorta di privatizzazione obbligatoria, perché la Comunità Europea consentisse il pagamento di questa ulteriore tranche di aiuti, l’accordo era che l’Italia, lo Stato avrebbe dovuto privatizzare. Quindi “vi do i soldi ma basta”, quindi basta nel senso che uscite dal settore siderurgico.

Dal TG1 del 16/03/1995

Il presidente dell’Iri Michele Tedeschi e Fabio Riva amministratore unico della RILP hanno firmato questa sera a Roma il contratto di cessione dell’ILVA Laminati Piani alla RILP società costituita dal gruppo Riva per l’acquisizione.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

I Riva fanno l’affare del secolo aggiudicandosi l’acciaieria più grande d’Europa per 1460 miliardi di lire senza fare un grande sforzo, perché a finanziare l’operazione è CARIPLO poi confluita in Banca Intesa.
Pochi anni prima l’Italsider in questo video istituzionale stimava in 20.000 miliardi il costo di realizzazione dell’impianto.

VIDEO ISTITUZIONALE ITALSIDER

In totale il centro siderurgico è costato 2000 miliardi di lire, per costruirlo oggi ci vorrebbero più di 20.000 miliardi.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Ma i conti i Riva li sanno fare. In seguito al boom dell’acciaio l’impianto produce utili al ritmo di 100 miliardi di lire al mese. In due anni il gruppo Riva si ripaga la più grande acciaieria d’Europa. E diventa i numero uno dell’acciaio in Italia, quadruplicando il suo giro d’affari. Perché l’unico vero costo da tagliare era quello del personale, che i Riva non tardano a fare.

L’allora presidente del consiglio Lamberto Dini avrebbe dovuto pretenderlo, così come i suoi successori. Invece, dall’inchiesta della magistratura, emergerebbe una politica intimidita, quando non asservita.
Il 26 luglio dell’anno scorso c’e’ la prima ondata di arresti: ai domiciliari finiscono il direttore dell’ILVA Luigi Capogrosso, il perito Lorenzo Liberti, Nicola Riva e il capofamiglia Emilio che li sconta nella sua villa di Malnate, in provincia di Varese. In carcere finisce Girolamo Archinà, il centralino dell’ILVA collegato al potere politico il cui telefono era stato intercettato per nove mesi.

GIROLAMO ARCHINÀ (intercettazione)

Cioè abbiamo tolto una peste… e ne abbiamo tre di pesti. SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Secondo gli investigatori la peste di cui si parla Archina’ e’ Luigi Romandini.

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

La peste sono io sì. La peste sono io e me ne vanto! Beh diciamo che c’era in ballo questa famosa autorizzazione di questa discarica “Mater Gratiae” che dovendo ospitare rifiuti tossici e nocivi in altri termini rifiuti pericolosi – anzi possiamo dire nel caso specifico i più pericolosi in assoluto in un certo senso – potenzialmente sarebbe stata una delle discariche più pericolose in Europa. Quindi non è stato possibile rilasciare questa autorizzazione.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Romandini e il successore non cedono alle pressioni del Presidente Giovanni Florido e dell’assessore all’Ambiente Michele Conserva e non concedono l’autorizzazione ad utilizzare la cava per i rifiuti speciali che avrebbe fatto risparmiato milioni di euro.

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

In pratica c’era un interesse continuo, costante, a che questa autorizzazione andasse in porto perché comportava un importante risparmio di spesa sullo smaltimento dei rifiuti che sono i più costosi da smaltire.

SABRINA GIANNINI

Senta che cosa le diceva il presidente Florido per convincerla invece a firmare?

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Mi diceva che se non me la sentivo potevo benissimo dimettermi. Oppure che comunque la mancata autorizzazione poteva comportare dei problemi all’azienda…

SABRINA GIANNINI

Qui le pressioni erano quotidiane?

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Beh si, erano notevoli.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Nel 2009 Romandini viene rimosso dall’incarico e spostato a tutt’altro settore.
Lui per l’ennesima volta denuncia la situazione alla Procura, stavolta però partono le intercettazioni. Quindi l’inchiesta. Su una cosa Archinà aveva ragione: la peste era arrivata.
Il presidente Florido e il suo assessore sono finiti agli arresti domiciliari a maggio. Ma dopo soli quattro mesi, il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha autorizzato l’uso di

quella cava che, per decreto, fa entrare i rifiuti tossici e nocivi in un buco mai bonificato e a contatto con la falda acquifera. Quel favore che Florido voleva fare all’ILVA, oggi l’ha fatto il Governo.

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Praticamente le iniziative governative che autorizzano le due discariche dell’ILVA praticamente l’ILVA viene a risparmiare 300 milioni di euro perché tanto sarebbe costato in pratica lo smaltimento altrove.

SABRINA GIANNINI

Quel risparmio è in qualche modo – visto in prospettiva – un risparmio per i Riva.

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Si, sicuramente.

SABRINA GIANNINI

Stanno facendo un piacere ai Riva.

LUIGI ROMANDINI– DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Sì, l’azienda dovrebbe rientrare in mano ai Riva.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Florido un passato nella Cisl, è esponente del Partito Democratico. Come il ministro dell’ambiente Andrea Orlando. L’ex segretario Pierlugi Bersani nel 2006 ha ricevuto come contributo cinquantamila euro da Federacciai e novantottomila euro da due società dei Riva. Ma questi ultimi ha preferito non divulgarli nella dichiarazione che la Camera dei deputati rende pubblica. Perché l’obbligo scattava oltre i 50mila e lui ne aveva ricevuto esattamente quarantanovemila euro dalle due società. Strategico, come l’acciaio. Di cui si occuperà subito dopo le elezioni, come Ministro dello Sviluppo Economico

Nel 2006 l’ILVA ha elargito un contributo di quarantanovemila euro anche all’ex deputato Vico del Partito Democratico. Anche lui aveva preferito non divulgarlo.
Vico aveva promosso in Parlamento una proposta per depenalizzare l’articolo del Codice Penale per il quale l’ILVA veniva più spesso condannata.

Dalle intercettazioni emerge lo scambio tra lui e Archinà, sul senatore del Partito Democratico Roberto Della Seta, che con una mozione si opponeva a un decreto a favore dell’ ILVA.

LUDOVICO VICO:

Benissimo, ora a questo punto … lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue.

GIROLAMO ARCHINÀ:

Ho letto la mozione…

LUDOVICO VICO:

Perchè, e perchè lui deve capire … no, che non deve rompere le palle, no.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Nonostante queste intercettazioni fossero già pubbliche il partito di Bersani consente a Vico di ricandidarsi alla Camera. a Della Seta no.

SABRINA GIANNINI

Ma lei non è stato ricandidato poi nel Pd o non si è ricandidato per sua volontà…

AL TELEFONO ROBERTO DELLA SETA – EX SENATORE PD

No, non sono stato ricandidato, non so se tra le ragioni ci sia stata anche la vicenda dell’Ilva…

SABRINA GIANNINI

Secondo lei?

AL TELEFONO ROBERTO DELLA SETA – EX SENATORE PD

Io penso di si, io ho anche prospettato la possibilità di candidarmi alle primarie, a Taranto ed era una proposta che nasceva anche da una certa indignazione per il fatto che il Partito Democratico non abbia detto una parola attraverso i suoi dirigenti nazionali e locali sul fatto che un deputato o un suo deputato, parlando al telefono con un signore che non so come chiamarlo lo “spiccia faccende dei Riva” usasse quelle espressioni minacciose. Non so in Parlamento siamo stati in due in realtà a votare contro provvedimenti dell’allora Governo Monti sull’Ilva…

SABRINA GIANNINI

Lei ha chiesto poi di far parte della coalizione in qualche modo di centro sinistra.

ANDREA BONELLI – PRESIDENTE VERDI

Il tema di Taranto aveva determinato diciamo un…

SABRINA GIANNINI

Cioè quindi lei è stato escluso dal… si è in qualche modo…

ANDREA BONELLI – PRESIDENTE VERDI

Siamo stati esclusi, si certo, ma questo è un tema che ha pesato in maniera molto, molto forte.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

La famiglia Riva nel 2004 dona anche a Forza Italia complessivamente 330 mila euro. Nel 2006 si ripete e non dimentica le sedi di Taranto e Bari. Inoltre finanzia la corsa alla Camera dei deputati di Raffaele Fitto, un altro che non vuole rendere pubblico quel contributo di 35 mila euro ricevuto dai Riva, sicuramente riconoscenti verso il governatore uscente della Puglia che non aveva istituito il registro tumori e monitoraggi severi contro l’inquinamento a Taranto.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Chissà: forse Fitto se l’è cavata per il rotto della cuffia, perché quando sono partite le indagini lui era già parlamentare a Roma. Ma perché non volevano far sapere che hanno preso quei contributi? In fin dei conti, tutti i grandi imprenditori versano trasversalmente a tutti. Certo è che i Riva si sono portati a casa l’Ilva a prezzo di saldo; poi versando un obolo da 98mila euro di qua, un altro da 300mila di là, a conti fatti, che ritorno hanno avuto? Lo sanno i politici quanto gli hanno fatto risparmiare chiudendo un occhio su tutto? Perché se non lo sanno, li aiutiamo dopo la pubblicità.

PUBBLICITÀ

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Stiamo parlando dell’intreccio impresa-politica. La politica, come ovunque nel mondo, sta dove le conviene di più, vale a dire: dove arrivano più voti. E quando l’Ilva dice “se tu mi imponi di mettere tutti quei filtri e i depuratori, io mando a casa la gente”, si va

in proroga. E sono gli stessi problemi che ha avuto la Francia, la Germania. Solo che quando è diventato più conveniente ascoltare la popolazione in rivolta, quegli adeguamenti li hanno imposti. E in Francia, Germania, Spagna, Belgio è dove dalla metà degli anni ‘90 hanno comprato acciaierie anche i Riva.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Il gruppo Riva ha acquistato stabilimenti in Germania, Francia, Spagna e in Belgio, a Charleroi. Qui si è dovuto adeguare.

JACQUES COUPEZ – RAPPRENSENTANTE DEI RESIDENTI CHARLEROI

L’ambiente era segnato da 200 anni di industria siderurgica, si vedeva una nebbia blu, bluastra, bisognava tapparsi il naso passeggiando, perché c’era puzza di marcio nelle strade, c’era un’atmosfera fumosa. Il primo anno in cui sono stati fatti gli investimenti, gli abitanti del quartiere alle nostre spalle hanno detto “ah finalmente è il primo anno che i nostri bambini possono giocare fuori”. Abbiamo avuto sei sindaci che si sono succeduti a Charleroi, in questa città si sono fatti affari enormi, tutti i responsabili sono stati indagati, arrestati, ci saranno dei processi importanti. Comunque, senza le nostre pressioni, non avrebbero fatto niente. I partiti politici sono stati costretti a inserire la lotta contro l’inquinamento nel loro programma comunale.

SABRINA GIANNINI

Ma se ci sono le leggi,le normative europee, perché serve una pressione?

JACQUES COUPEZ – RAPPRENSENTANTE DEI RESIDENTI CHARLEROI

Perché non venivano applicate. Ci sono state pressioni enormi da parte dei sindacati, delle manifestazioni contro il nostro gruppo. Pensi un po’, eravamo considerati ecologisti retrogradi che avrebbero fatto chiudere la fabbrica.

SABRINA GIANNINI

Quanto tempo è passato da quando avete cominciato a fare diciamo pressione sui politici fino ai primi interventi di risanamento?

JACQUES COUPEZ – RAPPRENSENTANTE DEI RESIDENTI CHARLEROI

Due anni.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

In due anni le emissioni inquinanti si sono ridotte del 66%. Da allora la popolazione viene informata in tempo reale sulla qualità dell’aria attraverso internet e i telegiornali.

SABRINA GIANNINI

Quali sono gli interventi che la Riva ha dovuto fare a seguito dell’intervento della politica?

JACQUES COUPEZ – RAPPRENSENTANTE DEI RESIDENTI CHARLEROI

Tutte quelle enormi tubature blu, le vede, sono aspiratori. L’investimento totale è stato di circa 3 milioni di euro.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Una somma ridicola rispetto a quanto servirebbe oggi nell’impianto di Taranto. L’adeguamento fu fatto nel 2008, proprio l’anno in cui a Taranto venivano abbattute le pecore per la diossina. L’anno delle prime proteste…

A scendere in piazza è sempre il 10% dei tarantini ma sono più temuti di quel 90% che è rimasto a casa anche lo scorso aprile facendo fallire il referendum promosso da chi avrebbe voluto chiudere l’area più inquinante dello stabilimento.

LUIGI ROMANDINI – DIRIGENTE PROVINCIA DI TARANTO

Mentre il rione Tamburi, che è il rione quello più martoriato storicamente dallo stabilimento siderurgico, era sempre molto attivo nelle manifestazioni contro lo stabilimento, qualcuno ha scoperto che poi gran parte delle assunzioni dell’Ilva venivano utilizzando proprio lo stradario del rione Tamburi, quasi a voler disinnescare i tentativi di protesta.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

La soluzione di Corrado Clini, allora ministro, sarebbe stata quella di evacuare il quartiere. Archina’ non era così sottile nella strategia comunicativa orientata a ridimensionare il problema ambientale più grave del sud.

AVVOCATO EGIDIO ALBANESE

Io quei soldi per i giornalisti li avrei spesi sponsorizzando qualche … Qualche attività guarda!

GIROLAMO ARCHINÀ

Tieni conto che quando mi occupavo io… Ed erano solo i giornali che ci rompevano i coglioni!!! Qualche giornale!!! io spendevo… Non superavo 300 mila l’anno…

EGIDIO ALBANESE

Si, e ‘mo?

GIROLAMO ARCHINÀ

Un milione e mezzo di budget!

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

L’Ilva investe 1,5 e mezzo in pubblicità ma l’obiettivo non è vendere un prodotto.

SPOT ILVA

Grazie alla capacità innovativa di Ilva e al talento dei lavoratori di Taranto, quelle strade esistono e portano calore a tutti noi. Made in Italy, made in Ilva.

GIROLAMO ARCHINÀ

Cioè io ho sempre sostenuto che bisogna pagare la stampa per tagliarli la lingua! Cioè pagare la stampa per non parlare!

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Davvero impressionante, secondo gli inquirenti, è il costante ricorso di Archinà a condotte finalizzate ad asservire i compiacenti organi di informazione.
Emerge una confidenza particolare con l’allora direttore della redazione tarantina del Nuovo Quotidiano di Puglia e dell’ex direttore di Taranto Sera in quell’estate del 2010 l’Ilva aveva evidentemente la necessità di comprare più spazi pubblicitari del solito.

GASPARE CARDAMONE – EDITORE STUDIO 100TV

Andava per quanto mi riguarda anche su Telenorba, su Teledue, su Telerama, su Blustar e tutte le altre televisioni. Per quanto riguarda la stampa andava sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sul Quotidiano, sul Corriere del Giorno, su altri giornali locali e così via. Quindi non vedo perché io avrei dovuto fare il buon samaritano e dire

“no, non voglio la pubblicità”

SABRINA GIANNINI

No, singolare questa scelta dei tempi cioè comunque proprio quando si cominciava a parlare di inquinamento. Perché non prima? Forse questo uno si chiede… forse prima non avevano bisogno di pubblicità…

GASPARE CARDAMONE – EDITORE STUDIO 100TV

La spiegazione che io mi sono dato è quella che loro evidentemente, boh, volevano fare vedere una presenza in città.

SPOT ILVA

Questa tuta dice molte cose della persona che la indossa: si chiama Luca e lavora in Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Quello che non dice è che Luca è un ingegnere specializzato; è uno dei migliori tecnici ambientali al mondo. Quello che non dice è che grazie a Luca l’Ilva e Taranto avranno un futuro più sostenibile. Ilva: c’è un mondo dentro.

GASPARE CARDAMONE – EDITORE STUDIO 100TV

Questo era fatto più che altro per essere orgogliosi di chi lavorava dentro l’Ilva secondo me…

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Quello che non dice lo spot è che gli operai sono esposti alle esalazioni tossiche e questo non accadrebbe se gli impianti fossero a norma. E’ stato fondamentale per l’atto accusa di disastro ambientale quello che dice invece l’indagine epidemiologica disposta dalla procura: “gli eccessi riscontrati nel comparto siderurgico, in particolare per tumore della pleura, della vescica e dello stomaco, hanno una forte giustificazione eziologica data dalla esposizione ad amianto, a idrocarburi aromatici policiclici e alla possibile ingestione di polveri minerali… “

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Chi obietta problemi di sicurezza o obietta di diritti, in fabbrica fa una brutta fine viene emarginato viene mandato nei reparti punitivi…

VINCENZO CURCIO – OPERAIO ILVA

Viene mobbizzato…

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Viene mobbizzato!

VINCENZO CURCIO – OPERAIO ILVA

…utilizziamo i termini giusti.

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Viene mobbizzato. E allora: questo il sindacato lo sa!

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Quando nel 1995 Riva compra l’acciaieria ha uno slancio di generosità verso i sindacati confederali dei metalmeccanici, sigla con loro un patto perché gestiscano il dopolavoro, in cambio si impegna a versare una quota che nei soli primi 5 anni è di 5 miliardi di lire. A partire dal 2002 la quota annuale è di 400 mila euro. I soldi sono destinati alle borse di studio e alle colonie pei bambini dei dipendenti…

VINCENZO CURCIO – OPERAIO ILVA

Anche il fatto delle colonie… Io l’ho scoperto due anni fa. Io lavoro all’interno dello stabilimento da 11 anni e non ho mai sentito parlare di colonie io pensavo che le colonie fossero ferme agli anni ’70.

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Ma tutti i lavoratori non sanno che quello è il circolo dopolavoro.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

La masseria è la sede del circolo e anche il centro per la ricreazione e lo sport aperto a tutti i lavoratori, teoricamente, da qualche tempo infatti non è più cosi.
Per ora è aperta esclusivamente una palestra privata. Per anni anche un’altra ala della masseria era gestita da un privato che aveva aperto un albergo.

SABRINA GIANNINI

Qui tanti anni fa io ero venuta in un altro albergo

RAGAZZA

E’ quello che si vede lì.

SABRINA GIANNINI

Me lo ricordo, ma non c’è più.

RAGAZZA

Da cinque anni.

SABRINA GIANNINI

Ah sì? Quindi adesso c’è solo una palestra?

RAGAZZA

Solo palestre. Tennis è in ristrutturazione. Solo questo

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

All’agenzia delle entrate il circolo è parso un’attività commerciale più che una associazione senza scopo di lucro. E così ha aperto un contenzioso.

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Io sono un ex dirigente sindacale della FIOM, però anche quando stavo all’interno non conoscevo. Sapevo che il sindacato gestiva la masseria vaccarella, ma non sapevo che si prendessero tutti questi soldi ogni anno.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Singolare infatti che accanto all’associazione ONLUS vaccarella creata ad hoc, i tre sindacati abbiano voluto gestire i 400 mila euro elargiti tutti gli anni da Ilva attraverso una fondazione, un ente privato notoriamente opaco, salvo slanci di trasparenza che in questo caso non si sono visti.

Oggi sul tavolo della procura c’è un fascicolo aperto in seguito a un esposto di cittadini e dipendenti Ilva che vogliono sapere come sono stati spesi negli ultimi sedici anni sette milioni di euro.

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Mai trovato una locandina nella bacheca sindacale in cui mi diceva quest’anno

lavoratori il circolo della masseria, l’associazione ONLUS gestita dai sindacati hanno organizzato un bel veglione di fine anno, ci vediamo tutti là e facciamo sindacato neanche questo sono stati in grado di fare.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Le decisioni all’interno della fondazione vengono prese dal presidente e i suoi vice, che sono sempre i segretari provinciali dei sindacati che a turno ricoprono le 3 cariche. Per esempio, fino al 2012 il presidente era Rosario Rappa della cgil-fiom, l’ha seguito Talò della UIL e oggi è Mimmo Panarelli della cisl-fim.

A proposito chi era il rappresentante della CISL quando nel lontano 1996 fu firmato quell’accordo?
Proprio Giovanni Florido, in seguito presidente della provincia e recentemente arrestato per i presunti favori all’Ilva…

SABRINA GIANNINI

Ma lei non è mai andato dai sindacati a chiedere ma scusate…

VINCENZO CURCIO – OPERAIO ILVA

Si io qualche giorno fa ho rivolto al delegato di reparto un interrogativo: posso sapere cosa sono questi fumi che avvolgono il mio ambiente di lavoro, tutto il giorno, tutti i giorni? cosa c’è all’interno di questo fumo? Qualche anno fa mi fu risposto che fosse vapore acqueo.

CATALDO RANIERI – OPERAIO ILVA

Non c’è un’alternativa di lavoro perché io penso, ripeto, chiunque là dentro non ci lavorerebbe se ci fosse un’alternativa, con lo stesso stipendio, no con gli stessi diritti, perché se in una fabbrica viene negato il diritto alla salute è già il primo diritto.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Questo spot della Regione Puglia cerca di promuovere una Taranto diversa, forse nell’attesa che si sposti l’Ilva o il quartiere Tamburi.

SPOT ILVA

VINCENZO FORNARO – ALLEVATORE

Noi eravamo circa fra stagionali e fissi avevamo circa una ventina di operai che sono stati licenziati.

SPOT ILVA

PESCATORE 1

Prima si faceva la propaganda alle cozza della Grecia e della Spagna o della Francia e mettevano “Cozze di Taranto”. Prima si facevano propaganda con le cozze nostre, ora invece è il contrario, dicono che non sono cozze di Taranto.

ALESSANDRO MARESCOTTI – PRESIDENTE PEACELINK

Per moltissimo tempo dal camino E 312…

SABRINA GIANNINI

Quello più alto?

ALESSANDRO MARESCOTTI – PRESIDENTE PEACELINK

Quello più alto, fuoriusciva diossina in notevole quantità. Non è stato fatto a partire dal 2001 un reale controllo su questo inquinante che è un inquinante persistente. Non solo, dal 2001, lo chiedeva la Commissione Europea, la popolazione doveva essere informata. Ci sono documenti ufficiali. Non ci ha informato nessuno e quando abbiamo portato ad analizzare un campione di pecorino in un laboratorio specializzato si è visto che superava di tre volte i limiti europei per diossine e policlorobifenili. Quel pecorino non si poteva mangiare. Nel 2007 sul camino E312 si è scoperto che fuoriuscivano diversi grammi di diossina all’anno e le misurazioni fatte – se non erro – nel 2008, dati Arpa, davano 172 grammi all’anno di diossina. Se li moltiplichiamo per 45 anni sono 7,7 chili di diossina spalmati in un lungo periodo di tempo. Qui ancora oggi non viene fatta nessuna bonifica. Vincenzo non può comprare le altre pecore, le altre capre che nel giro di una o due settimane si contaminerebbero di nuovo perché non è stata fatta nessuna bonifica.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Un professore di scuola media fa analizzare il pecorino ed emergono i valori che portano prima all’abbattimento delle greggi e in seguito all’apertura del filone sanitario dell’inchiesta della magistratura. Chi era in quel 2010 il perito della procura che doveva trovare la fonte della diossina. Quel Lorenzo Liberti con una busta tra le mani allungata da Girolamo Archinà che oltre alla diossina doveva risolvere un altro problema: il benzoapirene. La sostanza altamente cancerogena che fuoriesce dal reparto cocheria. In quell’estate del 2010 stava diventando pericolosa anche per le casse dell’Ilva.

GIROLAMO ARCHINA’

Mo, si sono attaccati che c’è un altro comunicato di alta marea sul benzopirene e non hanno capito che questi ci fanno chiudere se continuano così.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

L’alternativa era risanare, spendere mezzo miliardo di euro ma i vertici Ilva, scrivono gli inquirenti hanno sempre gestito la politica ambientale affannandosi e tramando per tentare di insabbiare le iniziative che loro ritenevano deleterie per lo stabilimento. Insabbiare i dati sul benzopirene era la missione dell’Ilva nell’estate cruciale nel 2010, quando il direttore dell’agenzia per l’ambiente pugliese Giorgio Assennato pubblica un rapporto che denuncia livelli oltre la norma della sostanza cancerogena. Secondo i magistrati Vendola avrebbe fatto pressioni sul direttore dell’Arpa per ammorbidire quella relazione e favorire il colosso siderurgico.

SABRINA GIANNINI

L’altro giorno chiedevo ad Assennato se fosse vera la cosa che era emersa dalle intercettazioni e cioè che in qualche modo lei non era contento del suo stesso direttore generale.

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Che le ha detto Assennato?

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENENRALE ARPA

Vendola non s’è mai permesso di fare nessuna pressione. L’ha detto in tremila salse diverse.

SABRINA GIANNINI

Quindi quella telefonata…

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENENRALE ARPA

Era Archinà che aveva fatto una pressione sulla Regione, e io ho detto a Archinà non vi permettete nemmeno di pensarci.

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENENRALE ARPA

Girolamo sono molto incazzato, ma molto incazzato.

GIROLAMO

Che cosa è successo!!

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENENRALE ARPA

ARCHINA’

Non dovevate fare quello che avete fatto, di andare dal Presidente e dire che siete vittime di persecuzione dell’Arpa e cose del genere. Non avete mai fatto un minimo di monitoraggio ambientale all’interno dell’azienda!

GIROLAMO

Professore…la relazione…non ne abbiamo manco parlato!

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENENRALE ARPA

posso dire quello che fate! Sbagliate!

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

ARCHINA’

Io ero più che contento dell’operato di Assennato, tanto che l’ho confermato.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Le versioni dei due non convincono i magistrati, che iscrivono entrambi nel registro degli indagati basandosi sulle intercettazioni. Archinà in una telefonata afferma che Vendola avrebbe incaricato persone del suo staff e della sua giunta….

GIROLAMO ARCHINA’

Sono tutte persone che hanno avuto il compito di frantumare Assennato

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Che successivamente alle pressioni si sarebbe “responsabilizzato”. Secondo i magistrati è indicativa anche la conversazione tra Archinà e Vendola, nella quale quest’ultimo lo tranquillizza dicendogli che non è che si è scordato, che l’Ilva è una realtà produttiva a cui non possiamo rinunciare e che poteva chiamare Riva e dirgli che il Presidente non si è defilato.

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Io ho avuto il difetto di dire sempre quello che penso. Sono stato uno dei pochi che ci ha messo la faccia a dire che era contrario al referendum che era contrario alla chiusura della fabbrica, perché ho pensato che la sfida vera fosse l’ambientalizzazione della fabbrica.

SABRINA GIANNINI

E’ convinto che non avrebbe potuto fare di più?

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Se qualcuno mi dice che cosa…

SABRINA GIANNINI

Glielo dico.

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Quelli che lo dicono – mi faccia finire.

SABRINA GIANNINI

Ma guardi che lo dicono i giudici eh, i giudici scrivono che è di tutta evidenza che la Regione Puglia invece di imporre misure urgenti e monitorare di continuo le omissioni dell’Ilva, di concerto con i suoi vertici cercava di ricorre ad escamotage quale l’attivazione di tavoli tecnici, al fine di guadagnare tempo.

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Quello che è del tutto evidente e credo sarà del tutto smentito nella sede di apprezzamento probatorio della documentazione. La documentazione dice il contrario. Abbiamo monitorato tutto il 2009 è risultato che lo sforamento era significativo. Abbiamo individuato la fonte che era l’Ilva e abbiamo aperto un contenzioso perché nel frattempo avevamo anche cognizione del rapporto tra inquinamento e patologia.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Chiaro a fine 2009 la Regione certifica che Ilva inquina oltre i limiti di legge.

SABRINA GIANNINI

Quei dati cosi gravi. Quali interventi sugli impianti avete fatto, sulle porcherie famose… avete indicato e obbligato di fatto il gestore Ilva perché rientrasse nei valori di legge?

NICHI VENDOLA – PRESIENTE DELLA REGIONE PUGLIA

Ma è intervenuta l’autorità giudiziaria, sono intervenuti i sequestri in quel momento.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

A dire il vero i magistrati sono intervenuti con i sequestri soltanto nel 2012. Mentre nell’estate del 2010 la popolazione a Taranto è in rivolta e per Riva è venuto il momento di mettere a posto gli impianti ma, provvidenziale, il 13 agosto del 2010, mentre tutti sono al mare, Berlusconi con il decreto Prestigiacomo cambia la legge e stabilisce che quei limiti, i limiti di quel potente cancerogeno che venivano costantemente superati, possono andare ancora bene per altri 3 anni. Forse gli restituisce il favore che il patriota Riva gli aveva fatto due anni prima, aderendo alla cordata Alitalia, che poi ha permesso a Berlusconi di vincere le elezioni? Quel favore i Riva, quell’investimento che era costato 120 milioni di euro erano noccioline in confronto a quello che avrebbe dovuto spendere per risanare. Ma risolto questo problema, in quel torrido agosto Riva se ne trova un altro, per continuare a produrre gli serve una patente, che viene data solo se esegui tutta una serie di interventi e il ministero tarda a dargliela. E allora, da quel che emerge dalle intercettazioni, l’Ilva avrebbe fatto pressioni sull’allora capo dipartimento del ministero dell’Ambiente Prestigiacomo, Luigi Pelaggi, il punto era: meno adeguamenti io devo fare e più risparmio.

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

Io ho stressato Pelaggi e poi ho parlato riservatamente con pelaggi gli ho detto …guarda…

FABIO RIVA

E’ che lui non se ne occupa Sto Cristo!

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

lui dice non preoccuparti, non preoccuparti.

FABIO RIVA

Ma dagli un’occhiata pirla!

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

Si ma gli ho detto guarda…prima di tutto guarda che i Riva sono incazzati come delle bisce, poi hanno già scritto a Letta… e già quando gli ho detto Letta basta…

FABIO RIVA

e lui un cazzo! Neanche con quello!

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

No no! Si è preoccupato, si è preoccupato, poi gli ho detto, guarda che se le cose stanno così… non in cassa integrazione, noi mettiamo in mobilità 5 – 6mila persone..

FABIO RIVA

esatto! È quello che gli ho detto!

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

Io guardi sono andato giù proprio piatto piatto. Gli ho detto guarda che su sta roba qua non salta Ticali, salta la Prestigiacomo! Cazzo, gli ho detto scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te. E’ una roba allucinante! Cioè…cosa dobbiamo fare di più ve l’abbiamo scritta noi! Vi tocca soltanto di leggere le carte!

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Secondo l’ex ministro Prestigiacomo che non ci ha concesso l’intervista queste dichiarazioni sarebbero solo millanterie smentite dai fatti.

FRANCESCO PERLI AVVOCATO ILVA

Poi Pelaggi mi ha detto che la commissione ha accettato… m’ha detto – parole sue – 85-90% delle nostre osservazioni.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Inaugurazione con benedizione dell’abbattitore di diossine è il 2009 Fabio Riva non sembra dispiaciuto di spendere un po’ di soldi forse perché si inaugura un solo abbattitore, mentre i camini inquinanti sono 200. Il ministro successivo, Clini, prorogherà l’obbligo di mettere i filtri a maniche, quelli che costano 90 milioni l’uno. Proroghe e timidi controlli e l’Ilva è diventata questa.

Emissioni pericolose e fuori controllo, scarico di polveri e rifiuti tossici a contatto con la falda, la lista è lunga. E’ il contenuto del dossier che i Carabinieri del Noe di Lecce spediscono agli enti locali e al ministro Stefania Prestigiacomo nel 2011 e nel cassetto del Ministro quel dossier rimane.

I magistrati terranno conto di quelle prove e il 26 luglio dell’anno scorso su richiesta del procuratore capo Sebastio, il giudice Patrizia Todisco sequestra i 6 reparti. Con il sequestro il giudice intende interrompere l’attività criminosa perché, scrive, è in gioco la tutela di beni fondamentali di rilevanza costituzionale: la salute e la vita umana.

Dal TG2 del 14/08/2012 – STEFANIA PRESTIGIACOMO

Noi incoraggiamo il governo ad assumere ogni iniziativa per scongiurare la chiusura degli stabilimenti Ilva e consideriamo un atto di talebanismo giudiziario l’intervento

del singolo Gip di Taranto che va contro gli interessi di un territorio come quello di Taranto.

Da BALLARÒ del 27/11/ 2012 BEATRICE LORENZIN – POPOLO DELLA LIBERTÀ
Ilva è una situazione paradossale perché dopo aver fatto l’accordo con il governo, la procura boccia l’accordo con il governo, io non credo che in Germania, in Francia o negli altri Paesi altamente industrializzati una procura avrebbe potuto bloccare l’indotto dell’acciaio italiano.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

In Germania e in Francia un impianto come l’Ilva di Taranto sarebbe stato costretto a investire per ridurre l’inquinamento, in alternativa a chiudere. Soluzione che i Riva hanno scelto per l’acciaieria di Genova, dieci anni fa. Ma questo forse Beatrice non lo sa?

Da BALLARÒ del 27/11/ 2012 BEATRICE LORENZIN – POPOLO DELLA LIBERTÀ
Se io non ho in mano gli atti giudiziari.

ANDREA BONELLI – PRESIDENTE VERDI

Io sono stato accusato dal ministro Clini di procurato allarme e manipolazione di dati perché avevo tirato fuori un’indagine epidemiologica del ministero della Sanità, che il governo non tirava fuori, era già pronta da 8 mesi, dal marzo del 2012, a tal punto che la procura l’aveva acquisita agli atti però non veniva resa pubblica, è stata resa pubblica solo dopo che è stata data la seconda autorizzazione integrata ambientale.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

A ottobre del 2012 arriva il primo decreto salva Ilva. Monti mette alla porta i custodi nominati dal tribunale dopo il sequestro e restituisce l’Ilva ai proprietari, il presidente è Bruno Ferrante. Si autorizza così la produzione in deroga a numerose norme ambientali. Ferrante aveva già dimostrato di essere poco affidabile sul piano del risanamento. Infatti, a tempesta giudiziaria iniziata aveva promesso di investire 400 milioni di euro. Non l’ha fatto. La procura a maggio lo indaga perchè non ha attivato gli interventi per assicurare la protezione dell’ambiente e della salute. Alla fine si dimette. Pochi giorni dopo il nuovo governo mette l’azienda nelle mani di un commissario. Enrico il giovane affida il salvataggio dell’acciaieria più grande d’Europa all’ottantenne Enrico Bondi, già risanatore di Montedison e Parmalat. Nel 2011 Bondi era stato nominato commissario per la spending review dall’allora primo ministro Mario Monti, il cui figlio Giovanni era stato assunto come manager alla Parmalat, incidentalmente all’epoca in cui commissario era proprio Enrico Bondi, che ha una vocazione per i calcoli, nonostante il curriculum da chimico come amministratore delegato di una azienda nel Lazio, viene coinvolto e assolto nel disastro ecologico del fiume Sacco. I sistemi di protezione dei rischi industriali sono un costo, lui lo sa anche per questa ragione e’ stato chiamato all’Ilva dai signori Riva però come amministratore delegato nell’aprile di quest’anno, quindi due mesi prima che il governo Letta lo nominasse commissario. In altre parole: Enrico Bondi è un uomo di fiducia dei Riva. Neanche il tempo di accorgersi che la poltrona era la stessa ma il ruolo cambiato, che invia alla Regione una relazione scritta da 4 esperti pagati da Ilva con la quale contesta il collegamento fra inquinamento del siderurgico e casi di tumore che invece la Regione aveva evidenziato.

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENERALE ARPA

Noi questo rapporto lo abbiamo mandato all’Ilva e l’Ilva c’ha risposto dicendo non capite niente, i nostri tecnici dicono che la colpa è tutta del fumo, la famosa storia del fumo di Bondi no, fu in risposta a questo.

SABRINA GIANNINI

Cioè un vostro rapporto di un anno di lavoro.

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENERALE ARPA

Esattamente. E’ stato ridicolizzato da Bondi e dai suoi esperti che erano proprio gli esperti dei Riva, gli stessi.

SABRINA GIANNINI

Cioè gli esperti di Bondi …

GIORGIO ASSENNATO – DIRETTORE GENERALE ARPA

Li ha presi dall’Ilva, in perfetta continuità.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Si scatena una bufera sul neo commissario perché in quel rapporto si attribuisce il rischio di cancro al polmone al fumo di tabacco e assicura che non farà nessuno sconto ai Riva. Intanto spetta un prestito di 2 miliardi dalle banche per iniziare gli interventi, le casse sono vuote ma 2 miliardi basteranno? No, secondo la stima fatta dai custodi giudiziari del tribunale guidati dall’ingegner Barbara Valenzano: per risanare l’Ilva servono 8 miliardi.

SABRINA GIANNINI

Possiamo farle una domanda? Non è mai comparsa quindi… Le volevo chiedere se si poteva sapere come lei ha determinato gli 8 miliardi di euro che sarebbero poi i soldi risparmiati in parte dall’ Ilva – dai Riva per non aver fatto il risanamento che potrebbero essere recuperati.

BARBARA VALENZANO – CUSTODE GIUDIZIARIO E DIRIGENTE ARPA

Senta, allora, io le devo dire, cioè purtroppo che non ho l’autorizzazione a dare questo tipo di informazioni specifiche, purtroppo diciamo è necessario essere autorizzati preventivamente.

SABRINA GIANNINI

Però questo forse me lo può dire. 8 miliardi di cosa in particolare, di interventi non fatti dall’azienda?

BARBARA VALENZANO – CUSTODE GIUDIZIARIO E DIRIGENTE ARPA

Sì.

SABRINA GIANNINI

Cioè, gli interveti per l’ambiente.

BARBARA VALENZANO – CUSTODE GIUDIZIARIO E DIRIGENTE ARPA

Cioè gli equivalenti stimati, diciamo, in termini di interventi non realizzati, e quindi questo.

SABRINA GIANNINI

Cioè diciamo gli interventi per l’ambiente?

BARBARA VALENZANO – CUSTODE GIUDIZIARIO E DIRIGENTE ARPA

Che avrebbero consentito di abbattere determinate fonti inquinanti emissive.

SABRINA GIANNINI

Questo stanziamento sono i soldi che Riva ha risparmiato?

BARBARA VALENZANO – CUSTODE GIUDIZIARIO E DIRIGENTE ARPA

In sintesi.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

L’elenco delle irregolarità è racchiuso in un rapporto di 67 pagine per la magistratura sapere da dove e perché fuoriesce inquinamento rappresenta la pistola fumante. I custodi elencano l’assenza dei filtri per abbattere i fumi tossici, le emissioni incontrollate e non convogliate nei camini, i sistemi privi di controllo automatici, nessun accorgimento per limitare la dispersione di polveri minerali che trasportano particelle tossiche nei polmoni. Infine stimano gli interventi necessari per garantire “la cessazione dell’azione criminosa in corso” e delle “emissioni inquinanti” definendone i costi. totale: 8 miliardi e 100 milioni di euro ossia i soldi mai spesi per fare gli investimenti che Ilva aveva l’obbligo di fare. E’ sulla base di quella stima che il 22 maggio scorso il giudice dispone il sequestro del profitto del reato nei confronti della holding riva fire che controlla ilva spa. Per capire dove sono finiti i guadagni dell’Ilva ripartiamo dal paradiso fiscale nel canale della Manica, l’isola di Jersey, dove sono rimasti parcheggiati 1 miliardo e duecento milioni di euro negli otto trust oggi messi sotto sequestro dalla procura di Milano. A giorni potrebbero finire sotto sequestro altri 700 milioni. Dopo avere trovato questo denaro, la Guardia di Finanza ne ha ricostruito la provenienza. Si tratterebbe proprio dei profitti dell’Ilva che già dal 1995 – l’anno dell’acquisizione – fino al 2006 sono stati trasferiti in un paese dove la tassazione è molto bassa: il Lussemburgo. Questa holding dal nome impronunciabile è fulcro e banca del gruppo Riva. Apparentemente è una scatola vuota che manovra però liquidità e ha in pancia miliardi di euro in partecipazioni. Nella sede non ci sono dipendenti, il fiduciario è presso il trust, gestito da Claude Zimmer.

SABRINA GIANNINI

Cercavo il signor Zimmer?

SIGNORA

Il signor Zimmer non c’è.

SABRINA GIANNINI

Lo trovo nell’altra sede?

SIGNORA

Devo vedere se è lì.

SABRINA GIANNINI

In una delle 2? Grazie.

SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO

Quando a fine del 2012 la magistratura di Taranto comincia a cercare presso le società dei Riva i soldi per risanare l’impianto, in Lussemburgo si muove qualcosa: la holding si libera della quota del 25% dell’Ilva che possedeva dal 1997 cedendola a una nuova società costituita ad hoc: la Siderlux. Il risultato è svincolare il mondo Ilva da tutte le altre società e aziende del gruppo. Avviene nell’ottobre dell’anno scorso

quando il governo Monti con il decreto salva Ilva toglie i poteri di gestione ai custodi nominati dal magistrato affidandoli a Ferrante. E’ allora che in Lussemburgo avviene l’atto di cessione di 2 miliardi e 300 milioni di partecipazioni tra le due società che fruttano milioni di euro in plusvalenze, i dividendi vanno alle società Riva, Acciaio e Fire, ma non all’Ilva Spa. Se fossero finiti all’Ilva la magistratura avrebbe potuto sequestrarli per risanare gli impianti e garantire una produzione nel rispetto della salute e dell’ambiente. Tutto torna, tranne i profitti dell’Ilva.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Stando a quel che emerge i quasi 2 miliardi trovati nel Jersey sarebbero i profitti dell’Ilva, ma nel Jersey potrebbero anche esserci i soldi che servono per l’intero risanamento dell’Ilva, noi non lo sappiamo perché quell’accordo che prevede lo scambio di informazioni fiscali fra Italia e Jersey noi non l’abbiamo ratificato. E adesso le cose per la nostra più grande acciaieria stanno così: per non alzare il livello di inquinamento lavora a ritmo ridotto, il commissario Bondi non sta risanando come la legge invece gli impone. Le casse sono vuote, e sta chiedendo i soldi alle banche. Per cominciare servirebbero proprio 2 miliardi, che sono anche i soldi in parte sequestrati sui conti esteri. Ma la strada della giustizia è lunga. E allora come se ne esce visto che ci sono 12.000 posti di lavoro da salvare e un enorme indotto? E qui il governo volendo potrebbe tirare fuori le famose palle d’acciaio magari con una norma di carattere generale, per cui i soldi sequestrati che provengono dai profitti di un’azienda, possono essere utilizzati subito nell’interesse di quella stessa azienda, per pagare i debiti, per bonificare o per risanare. In questo caso i soldi sono dei Riva l’azienda è dei Riva e se decidessero poi di venderla varrà di più e se questo suona come un esproprio inventatevi un’altra cosa che è quella per esempio di esercitare una pressione negoziale per spingere i Riva a non opporsi a quel sequestro, in alternativa va a finire che a pagare sempre sono solo i lavoratori o i contribuenti e questo alla lunga non è veramente più sostenibile.

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