Decreto su Valutazione Danno Sanitario: una cultura contraria alla vita

 

Gli strumenti che avrebbero consentito di evitare molte patologie gravi e fatto risparmiare molte pubbliche risorse sono stati snobbati da una cultura di Governo che ha creduto di comprimere i costi di produzione attraverso la disapplicazione delle norme di tutela ambientale

di Erasmo Venosi*

La lettura del decreto sul cosiddetto metodo di redazione della Valutazione del danno sanitario dimostra ancora una volta, anche se non ce ne era bisogno la cultura oggettivamente contraria alla vita che ha la nostra classe dirigente e in particolare la struttura di governance italiana. Appartengono a quest’ultima la serie di soggetti, che vanno dal legislatore, alle burocrazie ministeriali agli organismi di vigilanza e controllo. Nella sostanza questa metodologia di valutazione governativa, svuota e rende formalistico il nuovo istituto della valutazione del danno sanitario introdotto dalla Regione Puglia e relativo alle emissioni industriali inquinanti. Non mi stancherò mai di rilevare, che gli strumenti che avrebbero consentito di evitare molte patologie gravi e fatto risparmiare molte pubbliche risorse sono stati snobbati da una cultura di Governo con l’ausilio degli opportunisti ecologisti di Palazzo, che ha creduto di comprimere i costi di produzione attraverso la disapplicazione delle norme di tutela ambientale, tra l’altro di derivazione comunitaria. Mi riferisco alla formalistica redazione dei piani di tutela e risanamento della qualità dell’aria e dell’acqua e la procedura, di autorizzazione integrata ambientale. Tra l’altro snobbata proprio da alcune norme del “salva Ilva”.

Il golpe del Governo più antiecologista della storia d’Italia è avvenuto, di sicuro con una schiera di spregiudicati consulenti giuridici. Un mostro giuridico la surrogazione di fatto, del gruppo istruttore Aia del ministero dell’Ambiente integrato da delegati tecnici di Regione, Provincia e Comune, con tre esperti di nomina del Ministero dell’Ambiente. Nella sostanza è come si sostituissero le istruttorie, di due gruppi della Commissione che hanno emesso due pareri, con tre nominati dal Ministro. Tutto questo è paradossalmente il minimo rispetto allo svuotamento della legge regionale sulla valutazione del danno sanitario attraverso la tecnica dei presunti vuoti, che questa conteneva e delle questioni di legittimità costituzionale sollevate da Enipower, sull’applicabilità del regolamento regionale.

In buona sostanza la valutazione del danno sanitario regionale con la legge del duo Orlando-Lorenzin punta alla tutela degli aspetti economici e occupazionali. La prova di quest’affermazione? L’ambito di applicazione! Così recita la norma statale circa la Vds che si applica “…agli stabilimenti di interesse strategico nazionale, individuati con DPCM, quando ricorrono i seguenti requisiti: presso di essi sono occupati un numero di lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non inferiore a mille, via sia un assoluta necessità di salvaguardia dell’occupazione e della produzione”. La valutazione del danno sanitario si sostanzia attraverso tre fasi: 1) fase conoscitiva di raccolta dei dati ambientali ed epidemiologici  2) sulla base delle criticità rilevate nella fase uno si procede alla valutazione di primo livello definendo il profilo sanitario della comunità residente  3) si passa in caso di criticità rilevate alla fase di valutazione di secondo   livello e successivamente a quella di terzo livello. È distinto il rischio associato alle sostanze tossiche, da quello associato alle sostanze cancerogene.

Entrambi i rischi sono determinati utilizzando due indici tecnici (HQ e SF). La stima del rischio da sostanze cancerogene è fatta, su base inalatoria.  Dopo questa vera e propria gincana si arriva alla NECESSITA e non all’OBBLIGO della revisione, della autorizzazione integrata ambientale.  Nella sostanza tanto chiasso non produce alcun effetto giuridico vincolante! Bisogna concludere evidenziando un aspetto: i vincoli giuridici della valutazione del danni sanitario, si sono persi con la legge di conversione 89 dell’agosto scorso su un decreto,  che titolava “ Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente , della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale “.   La vicenda dello sventramento, delle finalità di questa legge, che si aggiunge ai tanti provvedimenti antiecologici e quindi contro la salute dimostrano se mai ce ne fosse stato, ulteriore bisogno di come siano chiare le gerarchie dei diritti da tutelare nella cultura di chi governa.

Incapaci a elaborare strategie di conversione ecologica , nel momento un cui in tutto l’Occidente si sviluppano tecnologie a basso impatto o come si dice low carbon. Tecnologie che si sono trasformate, in driver anticiclici di una crisi , che non passa e capaci di garantire i diritti al lavoro. Lor Signori invece antepongono, per incapacità di elaborazione strategica pezzi di manifatturiero, che diventerà sempre meno competitivo proprio a causa delle legislazioni ambientali (Road Map UE, Emission Trading Scheme ,  direttiva  50 del 2008 sulla qualità dell’aria e  del 2010 sulle emissioni industriali)  al futuro di settori ad alto valore aggiunto o di importanza strategica come diventerà in questo millennio l’agroalimentare.

http://www.cosmopolismedia.it/categoria/19-ambiente/5065-decreto-su-valutazione-danno-sanitario-una-cultura-contraria-alla-vita.html

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