Il pressing su Archinà

Taranto, Ambiente svenduto
Il pressing su Archinà
dei politici del Comune

di Francesco Casula

TARANTO – È stato definito la longa manus dei Riva, il promotore di un sistema illecito, l’uomo chiave dell’inchiesta «ambiente svenduto». Eppure la fitta rete di contatti di Girolamo Archinà, ex dirigente Ilva tornato in libertà pochi giorni fa dopo dodici mesi tra carcere e domiciliari non era costruita in modo unilaterale. I suoi numerosi rapporti non erano costruiti sulle telefonate in partenza da suo cellulare. Anzi. A cercare l’allora potentissimo dirigente Ilva erano in tanti. Troppi.

Chiedevano contributi economici, sostegno elettorale, sistemazione lavorativa o appoggi politici. Lui rispondeva a tutti: offrendo soluzioni, suggerendo percorsi, proponendo interventi e pianificando strategie. Come l’ex assessore al bilancio e oggi parlamentare del Partito democratico Michele Pelillo che secondo quanto Archinà racconta in un conversazione telefonica gli avrebbe telefonato dopo «aver fatto a pezzi l’Ilva» facendo «un discorso strano». Secondo quanto spiega Archinà al suo interlocutore in quell’incontro Pelillo punta a «ricostruire il rapporto» perché considera politicamente Ludovico Vico «un morto che cammina» e alle prossime elezioni politiche vorrebbe essere lui il candidato. Oppure come Annarita Lemma che, candidata per il Pd nel 2010 alle regionali, chiede e ottiene un incontro con Archinà. O il vendoliano d’acciaio Mino Borraccino che, però, viene quasi snobbato dal dirigente Ilva. Ma ad Archinà arrivano anche le telefonate di Alfredo Cervellera. L’allora vice sindaco di Taranto prima di candidarsi al consiglio regionale chiede all’uomo dei Riva la cessione di alcuni terreni dell’Ilva per la costruzione del polo tecnologico ambientale. Archinà sembra favorevole e suggerisce di non chiamarlo «ambientale». Il polo diventa così «tecnologico scientifico». Peccato che nel suo lo spot elettorale Cervellera indichi l’Ilva come «il male» e quel dialogo si interrompe.

Ma c’è anche il Pdl regionale nell’elenco di telefonate in entrata e in uscita. Pietro Lospinuso, ad esempio, chiede un «canovaccio» al dirigente Ilva per intervenire nella questione benzo(a)pirene che sta imperversando contro l’Ilva. L’idea del pidiellino è quella di vedersi per capire come intervenire: «facime come all’otra vote» spiega in dialetto ginosino. Non solo. Lospinuso aggiunge che la settimana prossima «c’ho Gasparri e Fitto da me» e quindi potrebbe essere opportuno ricevere un appunto. E poi c’è il piccolo esercito di assessori e consiglieri provinciali, comunali e persino circoscrizionali. Da Archinà si aspettano un aiuto anche coloro che aspirano a un posto di rilievo. Come Pietro Rusciano, consigliere comunale, convinto di diventare a breve il presidente della commissione ambiente del comune. Per Archinà «questa è una buona notizia». E infine a chiedere aiuto all’uomo dell’industria si aggiunge Gennaro De Pasquale, uomo del Pd e perito della procura nel processo per morte degli operai della fabbrica esposti all’amianto. De Pasquale cerca un sostegno in Archinà: «solo Girolamo può dire al sindaco che io faccio l’assessore all’ambiente» e nonostante il dirigente Ilva affermi «io credo che il sindaco non possa durare ancora molto: non ti bruciare», lui ribadisce: «al sindaco digli che De Pasquale è l’assessore gradito a noi».

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/taranto-ambiente-svenduto-no675655

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